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lunedì 28 gennaio 2008

Ehm...

Cavoli... In attesa di postare cose nuove ho riesumato un pezzo del viaggio a New York ma anziché finire come ultimo post pubblicato, si è mischiato a quelli già pubblicati.
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Come dire... ci mancava anche solo il blog, a fare casino... azz!

martedì 8 gennaio 2008

Ultimo

Tra 5 giorni lavorativi cambio lavoro. Finalmente è giunto anche questo momento. Domani sarà l’ultimo mercoledì che passo in questa azienda. Fa strano. Fa strano sentirmi pensare a questa parola. Ultimo. Più passano le ore e più la percepisco forte, concreta. Ultimo. Ultimo mercoledì, ultima volta che percorro questa strada, ultima volta che preparo questa riunione, ultima volta che elaboro questi dati. Ultima volta che vedo queste facce. Ultimo. Ho molte aspettative nei confronti di questo ultimo.

mercoledì 19 dicembre 2007

Un consiglio, in attesa di scrivere ancora su New York...

Mai e poi mai, ma proprio mai, tenere un flacone di lubrificante al sapore di fragola nel cassettino del bagno. Specie se la mattina si è di fretta o particolarmente rincoglioniti.

martedì 11 dicembre 2007

Stato di famiglia

Stamattina sono passato in comune per richiedere il certificato di residenza e lo stato di famiglia. Due di tanti altri documenti necessari al nuovo datore di lavoro per potermi assumere.
Molto carina l’impiegata che mi ha chiesto di falsificare il motivo del rilascio dei certificati. “Se lo chiedi per il lavoro devo fartelo con la marca da bollo, 14 euro e rotti per uno più 14 euro e rotti per l’altro, cioè circa 30 euro per un paio di fogli così banali. No, no, falsifica pure il motivo per cui ti serve che tanto non lo controlla nessuno e risparmi... ‘Sti scemi, se facessero pagare un solo euro per qualsiasi certificato sarebbe decisamente meglio”.
Sereno per gli euro risparmiati, sono lì che mi dirigo verso il parcheggio dove avevo lasciato l’auto quando, quasi per sbaglio, mi casca l’occhio sul certificato relativo allo stato di famiglia. Cazzo! Ma lì c’è scritto che Pietro ed io siamo la stessa famiglia! Ecco… e adesso? Non è che quando lo consegnerò l’Inquisitore questo comincerà a farmi qualche domanda? Ché io non sono pronto, che io per queste cose devo trovare i miei tempi, i miei ritmi, il mio modo? Oddio, che ansia.

venerdì 23 novembre 2007

Un punto di vista

Frequento E. da circa 10 anni. E. ha 68 anni.
Capita spesso che E. mi chieda di uscire con lui per “chiacchierarcela”. C’è intesa e parlare per ore ed ore diventa un bell’esercizio notturno.
Capita a volte però che E. all’ultimo minuto inviti altra gente ad unirsi alla serata “a due”, trasformandola in una normalissima, e comunque quasi sempre piacevole, cena di gruppo.
Ieri sera i fortunati estratti per la cena a due sono D., avvocatessa ultracinquantenne triste e sola nel suo universo di solo lavoro; predilige amicizie gaie perché “siamo più sensibili”, dice, ma è palese che si rifugia tra di noi per dare quella botta di trasgressività ad una esistenza altresì monotona e piatta, e I., 46enne rude, ma non ostile anzi, alla mano, con la battuta sempre pronta ed un cuore generoso, lo si percepisce subito, capace anche di zittirsi per ascoltare ed imparare.
I. passa gran parte della serata a raccontarci dei mille lavori che ha fatto, dal gestore di un ristorante al protettore di prostitute. Ascoltarlo parlare è dare adesso la botta di trasgressività alla mia, di vita, che improvvisamente mi appare piatta e monotona come quella di D.
I. è attualmente l’amante di E.
Perché a I. piace unicamente ed esclusivamente un particolare tipo di persona, uno dalle caratteristiche ben precise, bene definite: non deve avere meno di sessant’anni, deve avere la pelle flaccida e rugosa, le palpebre devono essere cascanti e gli occhi opachi, i capelli radi e possibilmente bianchi.
I. ha un pregio davvero raro: sa raccontare senza fronzoli, senza giochi di sponda. Sa essere diretto, senza appiccicare fastidiose quanto inutili sovrastrutture ai suoi dialoghi. E tutto questo, nonostante il piacere di ascoltare una persona così, spiazza, perchè non più abituati.
I. ad un certo punto dice che gli piacerebbe poter provare attrazione per uno “sbarbato” come me. Per poter vivere un aspetto dell’amore che, visti i suoi gusti, non ha mai potuto sperimentare: la progettualità di una coppia. A lui piace viaggiare, movendosi come capita. Gli piacciono le atmosfere torride dell’Africa e certi angoli sperduti della Cina. Ci va a piedi o sul dorso di un mulo, dormendo dove può. “Capite bene che non è roba per anziani, questa…”. Lui vorrebbe poter provare a condividere un tetto, un letto, un carrello della spesa. “Capite bene che non è roba per un anziano che da sempre ha vissuto in un certo modo…”.
Lui stesso però racconta degli stratagemmi che ha adottato nell’arco della sua esistenza per poter sfuggire tranquillamente a qualsiasi situazione che prevedesse come epilogo una coppia. “Mi manca il fiato… ho da sempre rifiutato il concetto del noi. Per me è sempre stato io e te, io e voi, io e loro. Mai –mai!– noi…”
A me viene spontaneo chiedere. “Scusa se te lo chiedo, ma questo tuo gusto particolare in fatto di uomini, è perché ti piacciono veramente-veramente gli uomini decrepiti, o è forse una fantastica scusa proprio per non mettersi mai in gioco e quindi non approdare alla fantomatica progettualità di coppia? E’ davvero un tuo gusto o è forse paura, e quindi fuga, e quindi scusa?”.
I. sorride: “ottima domanda…” Buffo, perchè a me la domanda sembrava idiota. E forse lo era anche ma, forse, I. aveva voglia di raccontarcelo comunque e ha solo preso la palla al balzo.
“ottima domanda, Fabio. Che dire… forse sono un po’ tutte e due le cose… Non saprei. Alle volte l'una e altre volte l'altra, chi lo sa. Però forse, più di tutto, è l’imprinting. Ogni essere umano riceve da piccolo un preciso imprinting, sul quale poi baserà l’intera propria esistenza. Ecco, si, nel mio caso direi che è proprio perché ho ricevuto quel tipo specifico di imprinting. Le cose che cerco in un uomo, le labbra inesistenti, le palpebre che coprono l’occhio, le mani rugose e macchiate, le chiappe flaccide, le palle molli e cascanti, sono tutte cose che cerco perché è così che è stato all’inizio, perché è in questo modo che io ho provato piacere le prime volte…”
A questo punto io non so più bene cosa pensare, non so se quello che ci sta dicendo è realmente quello che mi sembra di intuire, è veramente quello che credo di capire. “…scusa se ti interrompo, ma… stai forse dicendo che…” “Si. Sto dicendo proprio quello che hai capito. Quand’ero piccolo, quand’ero un ragazzetto, 12 o 13 anni credo, i miei per svariati motivi spesso dovevano andare via e ovviamente, non potendo portarmi con loro e non potendomi lasciare a casa da solo, mi portavano a casa del nonno, il papà di mia mamma. Prima ogni tanto, poi sempre più spesso, poi anche durante tutti i mesi delle vacanze. E il nonno era un pedofilo. Ed io mi ricordo perfettamente, come fosse stamattina, quelle sue mani chiazzate che menavano i nostri uccelli, quelle sue labbra sottili come fessure che mi baciavano con passione. E quella sensazione inebriante al passare le mie mani sulla sua testa calva, carezzando quei capelli bianchi e radi…”
“…perdona ancora l’interruzione I., ma sfugge qualcosa. Nel senso che mi pare tu ne stia parlando come di una cosa fantastica, come di un qualcosa che non ha eguali… come dire, non sento astio, non sento ira, nelle tue parole…”
“…ma certo che non provo ira, ci mancherebbe altro! E’ stata l’esperienza più appagante, più educativa, più godereccia dell’intera mia esistenza. Sarei deficiente se non fossi grato per le cose meravigliose che ho vissuto con lui, grazie a lui, per quelle sensazioni così intense che ha saputo regalarmi negli anni in cui l’ho potuto frequentare. Vedete, io non credo minimamente in tutti quei cazzo di mostri cui la televisione e i media in generale vogliono farci credere. Quella è la ricerca forsennata del capro espiatorio, quella è la caccia a streghe che in realtà non esistono se non nella testa malata e contorta di gente che non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera, che vede il demonio e il male in qualsiasi cosa la circondi. Al giorno d’oggi è impensabile che una persona matura possa prelevare dei bambini dall’asilo e portarseli dove gli pare senza che nessuno, no, dico, nessuno!, se ne accorga! Per dio, certo, poi le menti bacate esisteranno pure, certamente è possibile ipotizzare che ci sia gente che cerca i marmocchi per il puro gusto di fare del male, di torturare, ma come esistono i minchioni che spaccano la testa alle mogli, o madri che prese da chissà quale raptus uccidono i figli, o chissà quale altra bestialità ancora, ma questi non sono i pedofili. I pedofili è altra cosa, è altra pasta, è amore…”
Io sono grato ad I. per la schiettezza, la franchezza e la generosità d’animo. Ma io oggi non sono in grado di farmi un’idea sulle cose che ci ha raccontato ieri sera. Io non ho gli strumenti per farlo, nè sono sufficientemente informato. E onestamente non credo neppure di volermi informare. Perchè le cose che I. ha tirato fuori durante la cena, i racconti che ha condiviso con noi… tanto di cappello, ma è tanto, troppo, per il sottoscritto. E da un punto di vista più ampio, ovvero nel confronto tra le emozioni di cui ci ha voluto partecipi e quei pochi fatti di cui sono a conoscenza, beh, le cose stridono, e parecchio, per i miei gusti; tuttora le immagini si susseguono senza che io riesca a dar loro un senso preciso. Mi sento spaesato di fronte alla sua storia e, forse per codardia, forse per pigrizia, preferisco cercare di ricacciare il tutto. Di seppellirlo nella parte più remota della mia testa.

giovedì 22 novembre 2007

Il gusto pieno della vita

Questa giornatina grigia e piovosa, anche un po’ triste per altri motivi, fa solo venir voglia di andare a casa e stravaccarsi sul divano sotto la copertina di pile. Fa venir voglia di disdire gli appuntamenti serali, chiudere a chiave la porta e piazzarsi davanti al caminetto con l’amaro in mano. Gli occhi chiusi e un po’ di musica in sottofondo.


mercoledì 21 novembre 2007

Crema e gusto!

Poi dicono. Ieri sera si fa zapping e ci si imbatte in quella deliziosa trasmissione condotta da quei simpaticissimi Bonolis & Co.
Cule contro machi.
Si fa giusto in tempo a vedere la sfilata. “Etero di giorno” in giacca e cravatta, “gay di giorno” inguainato in pelli di varia natura, dai pantaloni in pitone alla camicia in salamandra del delta del Po. Donne etero tutto sommato carine, donne gay (anzi bisessuali, specifica il logorroico conduttore!), prese forse dall’ultimo film porno di produzione ungherese. “Etero in intimo” figo e tutto sommato sobrio nel suo apparire, “gay in intimo” che pareva il Gengis Khan dei poveri e che girava fiero del suo sedere inesistente.
Abbiamo cambiato canale.
E poi ci lamentiamo...

Ma bando alle ciance.
Prosegue la telenovela da ufficio. Pare, da fonti certe, cioè dalla zitella quasi in lacrime!, che la love story mai consumata sia già in piena crisi. Il tutto lo si deve ricollegare ad un evento di qualche settimana fa, e cioè a quando l’amministratore delegato, stufo di avere nel suo ufficio una macchinetta per il caffè guasta, decide di disfarsene e di ordinarne una nuova: il nervosismo per non poter offrire le cialde durante le riunioni lo stava consumando. Così succede che la macchinetta viene ordinata. Con piedestallo, che è più chic. Beninteso, nell’ufficio dell’amministratore delegato il posto per piazzarci anche il piedestallo non c’è, ma a quanto pare questo era un dettaglio insignificante e assolutamente trascurabile.
Ieri mattina dunque arriva il tizio con i suoi bei tre scatoloni: uno per la macchinetta, uno per il piedestallo, uno per le cialde. Viene avvisato l’amministratore delegato il quale, candido e solare come fosse appena rientrato dalle ferie dice: “piedestallo? Ma nel mio ufficio il piedestallo non ci sta mica! Facciamo così, che è un’idea geniale, piazziamo il tutto nell’ufficio di R. (la zitella, ndr), che ci sta benissimo”.
L’ufficio di R. è grande 15mq. L’ufficio di R. è pure il mio ufficio. Questo ufficio confina con quello dell’amministratore delegato. Nel giro di un quarto d’ora io e la collega zitella ci siamo ritrovati con una bella macchinetta per il caffè completa di piedestallo tra le balle. A me della macchinetta non frega un cazzo perché tanto sono dimissionario. Da quando l’alambicco è stato montato, nell’ufficio dell’amministratore delegato si sono tenute tre riunioni di seguito. Tutti i partecipanti hanno gradito la degustazione di cialde tenutasi nel nostro ufficio (potete quindi immaginare come sia risultato facile lavorare con 5, 10 persone che chiacchierano in mezzo al tuo ufficio sorseggiando caffè!).
Lei sclera e le viene il mal di testa, le esplodono le vene negli occhi e mette il broncio (“vedrai che adesso mi chiederanno anche di fare il caffè per ogni cazzo di riunione…”)
Il colpo di grazia arriva quando il traditore (cioè il mio capo, cioè l’oggetto del desiderio della mia collega la zitella) scende per la lumata quotidiana, constata che nel nostro ufficio è stata piazzata una macchinetta per il caffè con chicchissimo piedestallo e, rivolgendosi a lei noncurante della sua faccia scura, dei sopraccigli a forma di saetta e del fumo giallo che le usciva dal naso, esclama: “beh dai, oltre che bella è comoda. Così quando faremo le riunioni ci potrai portare i caffè senza affaticarti troppo”.

Pare che lei abbia pianto tutta notte. Pare che lei non voglia più rivolgergli la parola se non per parlare esclusivamente di lavoro. Pare che lei non lo ami più.
In realtà io credo che lei sia esaurita più di me, che il mio capo sia un idiota e che devo scappar via di qui il prima possibile!

martedì 20 novembre 2007

Capodanno?

La storia, ahimè, non decolla. Ovvero la zitella e il traditore non copulano. E questo non solo non giova a loro stessi, perché dovreste vederli quando i loro sguardi si incrociano, o quando lui scende nel nostro ufficio con le scuse più banali pur di passare tre minuti vicino a lei. No, non giova nemmeno al sottoscritto poiché, non potendo/volendo loro dare sfogo all’attrazione, agli impulsi degli ormoni, la tensione che si crea qui in ufficio è alta. Troppo. Qualsiasi sorriso io faccia in presenza del mio capo, qualsiasi battuta io faccia, tutto viene forzatamente riferito alla loro situazione di frustrati del sesso e dell’amore. Lei perché me l’ha raccontato e quindi vive nel terrore che, essendo io dimissionario, possa fare qualche cazzata e confessare a lui che in realtà io so. Lui invece perché ha la coda di paglia e perché è convinto che la mia collega me ne abbia parlato; ipotizza dunque che io sappia, ma non potendo farne cenno alcuno, vive sulle spine ogni momento in cui ci ritroviamo tutti e tre nella stessa stanza, sperando che il mio periodo di preavviso finisca al più presto.

Gira che ti rigira siamo però arrivati a fine novembre. E questo significa che mancano solo 10gg alla partenza per il nostro viaggetto a New York. Non vedo davvero l’ora perché ne ho bisogno. C’è decisamente qualcosa che non funziona in me e che devo decisamente recuperare con un po’ di relax lontano da qui. Pietro stesso mi confessa che secondo lui sono anche lievemente depresso oltre che irascibile, isterico, smemorato (ovviamente non starò qui a descrivere la rava e la fava del perché, chè potrebbe essere spunto per un futuro post qualora me la sentissi un giorno di raccontare).

Così come le luminarie natalizie sono già state accese a fine ottobre un po' qua e un po' là, si comincia anche a sentire la fatidica domanda “ma a capodanno, che si fa?”
Così, tanto per portarci avanti... voi avete idee? Qualche proposta?

E se andassimo tutti a casa di PerSpa?! :-)

mercoledì 7 novembre 2007

Di quando mi sveglio con la vena disfattista

L’altro ieri è stato perché un tir con triplo rimorchio diretto al capannone della DHL pretendeva di fare inversione a U in una strada di campagna a una corsia per senso di marcia (ovviamente corredata di fossi ai lati).
Ieri è stato perché un trattore aveva sfondato il fianco del pulmino-navetta che l’albergo a una stella e mezza “Da Maria Pia” mette a disposizione della sua gentile clientela per portarla a Linate.
Oggi invece è stato perché c’era una nebbia tale che gli aerei diretti a Linate, ingannati dai fendinebbia dei tir, atterravano direttamente sulla Paullese.
Insomma, son tempi bui. E da chè ho rassegnato le dimissioni, la voglia di venire a lavorare qui è passata del tutto. Inizialmente mi svegliavo – e scendevo dal letto! – alle 6,20 in punto. Adesso se riesco ad aprire almeno un occhio verso le 7 è decisamente tanto…
E’ iniziato il conto alla rovescia, e questa è l’unica cosa che riesce a darmi sollievo.

La mia collega è stata a casa due giorni per malattia. E’ rientrata oggi ed è da stamattina che risponde, a chiunque le chieda cos’abbia avuto, che è rimasta a casa per una gastritella. Gastritella… ma come cazzo si fa a chiamarla così. Ecco, oggi ho scoperto che gastritella è una parola che mi irrita terribilmente.

Leggo appassionatamente e quotidianamente, perché quotidianamente viene aggiornato, il blog di Per e Spa. Per come stanno le cose, ahimè, non posso fare altro che invidiarli. Invidiare questa loro costanza nell’aggiornare il blog, intendo. Invidiare la loro comune passione internettiana, poiché Hansel e Gretel, nelle intenzioni di base, avrebbe dovuto essere più o meno la stessa cosa. Purtroppo a Pietruzzo, complice anche il tipo di lavoro che fa, di scrivere “cose private” per un “pubblico” non gliene può fregare di meno. Non ha questa vena esibizionistica nel sangue.Patato, e se sto blog lo chiudessimo una volta per tutte?

martedì 30 ottobre 2007

Terrorizzato

E infine giunse il momento di rassegnare le dimissioni.
Adesso tutte le tensioni accumulate in questo periodo possono finalmente sciogliersi del tutto. Le spalle possono rilassarsi. Il collo può sciogliersi.
Non è stato facile. Ieri sera ero entusiasta di aver firmato la loro proposta mentre stanotte sono stato assalito da miliardi di pensieri inquietanti. Avrò fatto una cosa saggia? Avrò riflettuto a sufficienza su questa mia scelta? E sarà poi la scelta giusta? Cosa mi aspetta adesso? Come sarà di là? Chi ci sarà?

Amore mio, grazie. Grazie davvero. Grazie per esserci stato nel precisissimo istante in cui ho vacillato, nel momento stesso in cui ho avuto assoluto bisogno di sentirti dire le cose che mi hai detto. Grazie a te, alla tua voce, alle tue parole, uscire di casa stamattina è stato più facile.

Comunicare le mie dimissioni non è stata una passeggiata. O meglio, fisicamente lo è stato, visto che io e il mio capo abbiamo camminato per una mezz’ora buona nel cortile dell’azienda mentre si parlava di sta faccenda. Ma emotivamente (che strano!) è stata durissima. Con quali parole, con che tono, con quale espressione si dovrebbe affrontare un discorso centrato sulle proprie dimissioni? Beh, qualsiasi cosa io sia riuscito a produrre, alla fine il messaggio è comunque arrivato a destinazione. A prescindere dalle mie seghe mentali.
Patato, sta per iniziare qualcosa di nuovo, sto per immergermi in una nuova dimensione e tutto questo coinvolgerà indirettamente anche noi due. Ho voglia di spiccare il volo. Tu però stammi comunque vicino, che non si sa mai…

martedì 23 ottobre 2007

Dell'Inquisitore e di altre amenità...

Ora che tutto comincia a sistemarsi, posso provare a rilassarmi e a raccontare.
Perché essere emotivi è bello, ma solo quando questo fa sì che io passi le ore a piangere davanti ad una scena meravigliosamente commovente, come quella in cui Anton Ego viene fatto tornare bambinetto piagnucolante per le ginocchia sbucciate e viene quindi coccolato dalla sua dolce mammina con una squisita ratatouille.
Quando invece si tratta di cose serie, di fatti della vita che vanno affrontati e gestiti, l’essere emotivo - ovvero il non essere in grado di far fronte alla massiccia dose di stress, di ansia, di agitazione – di certo non mi aiuta ad affrontare le giornate. E passare tre settimane con un torcicollo pressoché continuo, isterico, intoccabile, inguardabile, con tutti i nervi affioranti, le unghie pronte a schizzare fuori per massacrare il primo malcapitato, non è certo cosa salutare…
Per fortuna, ogni tanto, le cose tornano a mettersi bene ed io posso finalmente tirare un bel sospiro di sollievo.
Le cose dunque stettero così, e adesso addirittura riesco a concedermi il piacere di scherzarci sopra:

  1. Papà, almeno per ora, non dovrà più farsi operare alla prostata ma proverà prima una qualche cura super chimica. Probabilmente il tumore alla prostata gli verrà per via di questa cura, ma almeno per ora non ci pensiamo
  2. Mamma non ha un tumore al seno e quindi – viva iddio! – nessuno le asporterà le bocce. Io e mia sorella comunque l’abbiamo già rassicurata: nella peggiore delle ipotesi, quelle nuove gliele regaliamo noi, una per Natale e una per il compleanno
  3. Mia sorella è di nuovo incinta. Visto che la prima gravidanza se l’è passata senza alcun problema ed ha sfornato un bel maschietto, e visto che adesso invece sta vomitando da più di tre mesi, noi tutti speriamo che questa volta ci regali una dolce femminuccia
  4. L’inquisitore, alla fin fine, si è fatto risentire per fissare l’ultimo e decisivo appuntamento (cioè quello della proposta economica). E ciò significa che se non succedono cataclismi dell’ultima ora, se non mi faranno brutti scherzi, a breve potrei ritrovarmi a lavorare per un’altra azienda. Ah, dimenticavo: l’ipotetico nuovo lavoro dista 2,4km da casa. Cioè, non so se mi spiego…

mercoledì 3 ottobre 2007

Uff...

Oggi mi sento come una tredicenne che si strugge di dolore davanti ad un telefono che non squilla.
Per colpa tua.
E anche per colpa dell'inquisitore.

Lo scrivo solo perché devo cacciar fuori chè altrimenti schiatto.

Poi magari un giorno ve lo spiego. Ma forse no.


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Update del giorno dopo:
L'inquisitore si è fatto vivo
E la gallina, secondo me, ha cantato...
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lunedì 28 maggio 2007

Da grande voglio fare il fotografo

Mentre faccio la cacca giocando a Rainbow Island sul cellulare squilla fastidiosamente il fisso.
Sono papi e mami che stanno per imbarcarsi sul volo di rientro dal Perù.
Evidentemente, n.d.r. per i rispettivi consorti, non sono morti neanche questa volta.
Finisco il terzo schema e poi mi preparo; ho deciso che oggi è giorno di hobby. Guardo schifato lo Swiffer, scavalco come un moderno Nureyev il braccio gommoso dell’aspirapolvere, evito i pugnali volanti che escono dagli occhi di Pietro e afferro la nuovissima macchina fotografica, pronto per uscire.
Al matrimonio della procugina di Pietro ho conosciuto sta tizia appassionata di foto che mi ha convinto ad effettuare lunghissime sessioni fotografiche in giro per il microcosmo che conosco. In effetti solo così si può migliorare, non di certo fotografando in tutte le salse il povero bonsai stecchito causa desertificazione del vaso...

lunedì 21 maggio 2007

Era de maggio

I miei genitori risultano ufficialmente desaparecidos da un paio di settimane. Ai primi di maggio comunicarono all'intera famiglia che sarebbero partiti per un tour in Perù. Da allora non se ne sa praticamente nulla. Mia sorella ha ricevuto un paio di telefonate in cui una voce gracchiante e intermittente parlava con la stessa tonalità di un tredicenne che ha respirato un palloncino di elio ad una festa delle medie. Osservando la collezione di pipe di mio papà, esposte orgogliosamente in sala in vetrinette con doppio cristallo antisfondamento, ipotizziamo che stiano in realtà trascorrendo il loro tempo a quota 5.000 masticando coca in compagnia di uno sciamano di etnia urarina.
Niente di grave, prima o poi tornano.
Mia sorella, per non sentire suo marito che la invita a chiamare il 113 peruviano un nanosecondo si e l’altro pure, decide di prenderlo per la collottola e trascinarlo, assieme al pupo, a Sharm el-Sheikh. Che magari al mare, con le pinne, fucile ed occhiali, si distrae. L’intento non riesce e come meccanismo di difesa involontario a lei viene un’eritema tale da costringerla in un bunker per l’intera vacanza e al figlioletto sale la febbre a 40 che lo porta in un mondo parallelo fatto di marzapane.
Pietro, invidioso del fatto che tutti se ne vanno da qualche parte, decide che piuttosto che restare a casa a guardare le mie strepitose fotografie fatte a cazzo di cane un po’ qua e un po’ là, è meglio trovarsi una rogna da riparare in zona triveneto.
Uffa, e quand’è che parti?
Adesso.
Ah...
E torneresti...?
Mah, vediamo.

giovedì 19 aprile 2007

E' primavera

A. Cacchio, ma che nervoso. L’avevo abbandonato secoli fa convinto che avesse definitivamente chiuso la sua carriera bloggistica per scoprire, casualmente, che ha addirittura pubblicato un libro.
Praticamente sono già in libreria, non so come dire.
In ogni caso, grazie a lui riscopro una mia “vecchia” lettura e ne scopro una nuova.

B. Sono tre settimane che il giovedì sera e il sabato mattina Pietro, l’amico Manuel ed il sottoscritto ci si ritrova a casa dell’amico stesso per poi andare a correre al Parco Nord.
[Per chi conosce il posto pregasi eviare battutacce, grazie!]
Ora, causa polluzione improvvisa dei pioppi e di chissà quale altro vegetale infestante per via dell’anomala ondata di caldo – ah signora mia, non ci sono più le mezze stagioni… –, ho una crisi d’asma un’ora si e l’altra pure che mi costringe a girare con sacchetto di carta color azzurrino firmato Marionnaud Parfumeries contenente, secondo il sistema di stoccaggio LIFO:

  1. Pacco da 12 di fazzoletti Scottex che manco i maniaci in autogrill sulla tangenziale ovest
  2. Sciroppo Lisomucil mucolitico senza zucchero alla carbocisteina
  3. Pacco di pastiglie Coryfin C sintomatico nel trattamento della tosse e della raucedine
  4. Spruzzino di Ventolin, la manna tra le sospensioni pressurizzate per inalazione
  5. Scatola da 14 compresse di Reactine a rilascio prolungato-stimolante-per-lei-ritardante-per-lui

Tutto questo comporta che a breve o mi spunta una croce verde lampeggiante sul culo, o alla prossima sigaretta esplodo! Che poi... si fa presto a dire "sigarette", visto che son due giorni che non riesco a fumarne mezza per via dei polmoni contratti come il muscolo del polpaccio a metà vasca dopo sei anni di inattività (si recepisce il mio vago senso di nervosismo?).
E stasera ovviamente mi toccherà starmene seduto a guardare tutti quelli che pas... a leggere, in attesa che i miei prodi abbiano terminato il consueto giro.

C. La casa è stata piastrellata. E questo è stato davvero un bel colpaccio. Lunedì viene il tipo a prendere le misure per la cucina e il 3 maggio viene un altro tipo a montare il caminetto!
Questi piccoli passi verso il trasloco ci stanno indubbiamente costando pezzi di fegato, ma alla fin fine pagheranno, ne sono certo. E questa speranza aiuta a sopportare questa maledetta attesa del momento in cui tutto sarà terminato.

lunedì 26 febbraio 2007

Trip


Lo so che voi non mi capirete ma... ho appena ritrovato la casa dove ho vissuto per due anni in Venezuela, ben 25 anni fa... Noi eravamo al quindicesimo piano... Certo la zona è un po’ cambiata ma... il palazzo c’è, i campetti intorno ci sono, la grande tangenziale pure... e a me mi si stringe il cuore... sniff!