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mercoledì 21 novembre 2007

Crema e gusto!

Poi dicono. Ieri sera si fa zapping e ci si imbatte in quella deliziosa trasmissione condotta da quei simpaticissimi Bonolis & Co.
Cule contro machi.
Si fa giusto in tempo a vedere la sfilata. “Etero di giorno” in giacca e cravatta, “gay di giorno” inguainato in pelli di varia natura, dai pantaloni in pitone alla camicia in salamandra del delta del Po. Donne etero tutto sommato carine, donne gay (anzi bisessuali, specifica il logorroico conduttore!), prese forse dall’ultimo film porno di produzione ungherese. “Etero in intimo” figo e tutto sommato sobrio nel suo apparire, “gay in intimo” che pareva il Gengis Khan dei poveri e che girava fiero del suo sedere inesistente.
Abbiamo cambiato canale.
E poi ci lamentiamo...

Ma bando alle ciance.
Prosegue la telenovela da ufficio. Pare, da fonti certe, cioè dalla zitella quasi in lacrime!, che la love story mai consumata sia già in piena crisi. Il tutto lo si deve ricollegare ad un evento di qualche settimana fa, e cioè a quando l’amministratore delegato, stufo di avere nel suo ufficio una macchinetta per il caffè guasta, decide di disfarsene e di ordinarne una nuova: il nervosismo per non poter offrire le cialde durante le riunioni lo stava consumando. Così succede che la macchinetta viene ordinata. Con piedestallo, che è più chic. Beninteso, nell’ufficio dell’amministratore delegato il posto per piazzarci anche il piedestallo non c’è, ma a quanto pare questo era un dettaglio insignificante e assolutamente trascurabile.
Ieri mattina dunque arriva il tizio con i suoi bei tre scatoloni: uno per la macchinetta, uno per il piedestallo, uno per le cialde. Viene avvisato l’amministratore delegato il quale, candido e solare come fosse appena rientrato dalle ferie dice: “piedestallo? Ma nel mio ufficio il piedestallo non ci sta mica! Facciamo così, che è un’idea geniale, piazziamo il tutto nell’ufficio di R. (la zitella, ndr), che ci sta benissimo”.
L’ufficio di R. è grande 15mq. L’ufficio di R. è pure il mio ufficio. Questo ufficio confina con quello dell’amministratore delegato. Nel giro di un quarto d’ora io e la collega zitella ci siamo ritrovati con una bella macchinetta per il caffè completa di piedestallo tra le balle. A me della macchinetta non frega un cazzo perché tanto sono dimissionario. Da quando l’alambicco è stato montato, nell’ufficio dell’amministratore delegato si sono tenute tre riunioni di seguito. Tutti i partecipanti hanno gradito la degustazione di cialde tenutasi nel nostro ufficio (potete quindi immaginare come sia risultato facile lavorare con 5, 10 persone che chiacchierano in mezzo al tuo ufficio sorseggiando caffè!).
Lei sclera e le viene il mal di testa, le esplodono le vene negli occhi e mette il broncio (“vedrai che adesso mi chiederanno anche di fare il caffè per ogni cazzo di riunione…”)
Il colpo di grazia arriva quando il traditore (cioè il mio capo, cioè l’oggetto del desiderio della mia collega la zitella) scende per la lumata quotidiana, constata che nel nostro ufficio è stata piazzata una macchinetta per il caffè con chicchissimo piedestallo e, rivolgendosi a lei noncurante della sua faccia scura, dei sopraccigli a forma di saetta e del fumo giallo che le usciva dal naso, esclama: “beh dai, oltre che bella è comoda. Così quando faremo le riunioni ci potrai portare i caffè senza affaticarti troppo”.

Pare che lei abbia pianto tutta notte. Pare che lei non voglia più rivolgergli la parola se non per parlare esclusivamente di lavoro. Pare che lei non lo ami più.
In realtà io credo che lei sia esaurita più di me, che il mio capo sia un idiota e che devo scappar via di qui il prima possibile!

martedì 20 novembre 2007

Capodanno?

La storia, ahimè, non decolla. Ovvero la zitella e il traditore non copulano. E questo non solo non giova a loro stessi, perché dovreste vederli quando i loro sguardi si incrociano, o quando lui scende nel nostro ufficio con le scuse più banali pur di passare tre minuti vicino a lei. No, non giova nemmeno al sottoscritto poiché, non potendo/volendo loro dare sfogo all’attrazione, agli impulsi degli ormoni, la tensione che si crea qui in ufficio è alta. Troppo. Qualsiasi sorriso io faccia in presenza del mio capo, qualsiasi battuta io faccia, tutto viene forzatamente riferito alla loro situazione di frustrati del sesso e dell’amore. Lei perché me l’ha raccontato e quindi vive nel terrore che, essendo io dimissionario, possa fare qualche cazzata e confessare a lui che in realtà io so. Lui invece perché ha la coda di paglia e perché è convinto che la mia collega me ne abbia parlato; ipotizza dunque che io sappia, ma non potendo farne cenno alcuno, vive sulle spine ogni momento in cui ci ritroviamo tutti e tre nella stessa stanza, sperando che il mio periodo di preavviso finisca al più presto.

Gira che ti rigira siamo però arrivati a fine novembre. E questo significa che mancano solo 10gg alla partenza per il nostro viaggetto a New York. Non vedo davvero l’ora perché ne ho bisogno. C’è decisamente qualcosa che non funziona in me e che devo decisamente recuperare con un po’ di relax lontano da qui. Pietro stesso mi confessa che secondo lui sono anche lievemente depresso oltre che irascibile, isterico, smemorato (ovviamente non starò qui a descrivere la rava e la fava del perché, chè potrebbe essere spunto per un futuro post qualora me la sentissi un giorno di raccontare).

Così come le luminarie natalizie sono già state accese a fine ottobre un po' qua e un po' là, si comincia anche a sentire la fatidica domanda “ma a capodanno, che si fa?”
Così, tanto per portarci avanti... voi avete idee? Qualche proposta?

E se andassimo tutti a casa di PerSpa?! :-)

venerdì 16 novembre 2007

Non vedo l'ora sia lunedì!

La cena di ieri è stata un lampo. Due chiacchiere prima, una bella mangiata durante (bravo amore! Da scoprire come insaporire ste merde di zucche che abbiamo qui, ma bravo!), musichetta di sottofondo e ancora due chiacchiere, poi tutti fuori dalle balle.
Il suo capo in realtà già sapeva. Non c’è stato bisogno di fare alcuna presentazione nè di biascicare alcun discorso. Ne abbiamo dedotto (però, che geni né?!) che la collega, essendo anche amica del capo stesso, lo avesse già preparato.
Insomma, abbiamo entrambi vissuto un’intera giornata di ansia per un cazzo. Come al solito.

Quest’ultimo periodo di lavoro nella futura ex azienda mi sta regalando un sacco di emozioni:
1. Innanzitutto non mi lasceranno fuggire prima. Ieri mi hanno ufficializzato che potrò andarmene solo ed esclusivamente al termine del periodo di preavviso (“sai, il tuo lavoro è particolare, qui non c’è nessuno in grado di sostituirti, adesso noi come facciamo”, gnà gnà gnà...). Questo significa che devo stare qui ancora tre mesi (ma che grandissimi stronzi che siete) ed io, in cuor mio, spero vivamente che la futura nuova azienda decida di pagare la penale. Cosicché io possa lasciarvi nella merda da un giorno con l’altro.
2. Il mio capo si è preso una sbandata per la mia collega, la rompicoglioni della gastritella (per inciso, lui è sposato con prole, lei è zitella).
Ora. Lui non è certamente un tocco di figo, ma lei – a parer mio – è davvero cessa. Eppure noto che l’uomo etero medio la punta volentieri. Quindi è vero che tira di più un pelo di f... vabbè.
Il fatto me lo ha raccontato lei quasi in lacrime poiché
- a lei lui è piaciuto da subito, dal primo giorno in cui è arrivato qui
- lui le ha confessato questa cosa di punto in bianco, senza premesse né fronzoli, senza avergliene mai accennato prima, cogliendola di sorpresa
- lui le ha confessato questa cosa dicendole “ti sto dicendo tutto questo perché da oggi, per superare questa mia crisi, non ti degnerò più di uno sguardo e non ti rivolgerò mai più la parola”

Io non vedo l'ora che sia lunedì per vedere cosa succede di nuovo!