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domenica 20 aprile 2008

Emersione...

Son passati… quanti?… 3 mesi, ormai? Eh si, più o meno mi pare di si.

Ogni tanto ci siamo chiesti che fine aveva fatto il nostro blog. E’ andata così, ci scusiamo sentitamente con quei lettori che ogni tanto bazzicavano da queste parti, ma siamo rimasti sopraffatti dagli eventi degli ultimi tempi. E’ che il cambiamento, e lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, porta evidentemente sempre altri cambiamenti.

Ed io che scioccamente ho pensato che cambiare lavoro avrebbe significato semplicemente cambiare lavoro, mi sono ritrovato in una realtà un po’ diversa… Cambiare lavoro ha quindi significato dovermi rifare un giro di colleghi e di buone e consolidate abitudini. E vi assicuro che per uno con un carattere di merda come il mio non è cosa facile. Cambiare lavoro ha significato anche ritrovarmi di punto in bianco con nuovi orari; diversi orari di lavoro, diversi orari di uscita e di rientro a casa, ovvero più tempo libero che paradossalmente un po’ mi toglie il fiato poiché non abituato ad averne.

Ma cambiare lavoro ha significato principalmente, ed è la cosa più bella che mi potesse capitare da questo giro di roulette, da questa scelta anche un po’ avventata, un po’ poco spulciata e messa in discussione, lo spostare nuovamente l’attenzione sulla mia coppia. Ed ecco che riemerso dal mio piccolo mondo fatto di frustrazione, di disagio e di malessere, disintegrata la soffocante campana di vetro sotto cui – per svariate ragioni – avevo deciso di traslocare, ho riaperto gli occhi e mi sono accorto di avere ancora accanto il mio dolce patato. Tornare dal lavoro in orari umani e senza la scimmia che ti strina le orecchie significa godersi un sacco di cose che non ricordavo più. Un cinema ogni tanto, qualche serata passata a cucinare tortillas o fajitas e gustate davanti ad un dvd, qualche amico perso di vista; e progetti per noi due e chiacchiere e risate e occhi che, dopo tanto tempo, si sorridono, nuovamente, reciprocamente.



domenica 6 gennaio 2008

New York - Parte IV

Giusto perché non pensiate male, vi facciamo vedere che siamo ancora vivi postando questo ennesimo resoconto del nostro ultimo viaggio (poi però basta, ché se no vomitiamo tutti; al limite se volete vederne ancora potete tranquillamente acquistare il dvd!). Questo in attesa che si riesca a metter giù due righe per raccontare del terribile pasticcio in cui mi sono cacciato cambiando lavoro. Besos a todos. :-)
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La mattina del 4° giorno siamo in piedi presto per correre ad accaparrarci i biglietti per Liberty Island e alle 7,45 siamo davanti a Castle Clinton, ancora chiuso. Ovviamente i biglietti sono acquistabili anche on line, ma a noi piace soffrire. Tant’è che, oltre alla levataccia, all’uscita della metro ci attende un vento gelido che soffia più o meno a 120km/h e il botteghino non apre prima delle 8,30. Dopo 40 minuti passati a parlare con pinguini e turisti intirizziti, si spalancano i portoni, finalmente riusciamo ad acquistare i tanto agognati biglietti e scopriamo anche che:
- non si sale più fin sulla testa della statua. Cioè arrivi sull’isola, la giri come ti pare, entri nel basamento/museo, te ne vai. Fine del tour.
- il battello non parte prima delle 9, il che significa dover restare al gelo per un’altra mezz’ora abbondante.
Quanto meno il biglietto permette la visita sia di Liberty Island che di Ellis Island, la vicina isoletta dove venivano lasciati in quarantena gli emigranti che arrivavano per la prima volta sulle coste americane.
Riuscire ad arrivare dentro il basamento della Statua della Libertà sarà una delle avventure più faticose che ci troveremo a dover affrontare in questa vacanzina. Infatti prima di salire sul traghetto si è costretti a passare sotto il metaldetector e a gettare borse, giacconi e cinture sotto i raggi x. Operazione che va poi ripetuta prima di entrare nel basamento della statua. Le file prima dei due controlli sono lunghissime ed ovviamente il tempo che si “butta via” (per non vedere comunque un cazzo) è infinito ed estenuante.

A metà pomeriggio riusciamo a rimettere i piedi sull’isola di Manhattan. Decidiamo di attraversare ChinaTown, dove pranzeremo (che coraggio, chiamarlo pranzo!) e dove compreremo un paio di utilissimi e comodissimi cappellini di pelo con orecchie protettive, e di passare poi per Little Italy, dove conosceremo una genovese aspirante hostess con la pronuncia inglese più orrenda che si sia mai sentita.
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In questo filmato:
1) Battery Park (di nuovo)
2) I nostri piedi sanfrancescani fuori da Castle Clinton
3) Scoiattolo nel prato di Battery Park
4) Patato ghiacciato a Castle Clinton
5) Statua della Libertà da Battery Park
6-11) Statua della Libertà
12) Skyline dietro gabbiano ghiacciato
13) Ponte di Verrazzano
14-17) Skyline
18) Chrysler Building da Liberty Islan
19-22) A Ellis Island
23) Il Muro degli Immigrati
24-25) Little Italy
26) Chrysler Building by night
27) Flat Iron Building by night28) Il vapore dai tombini... è vero!

giovedì 3 gennaio 2008

Di cose brutte e di cose belle

Le cose brutte delle feste:

Svegliarsi – svegliarsi... buttarsi giù dal letto, più che altro! – il 3 mattina per andare in ufficio ed accorgersi che la camicia tira dappertutto, e farsi venire il magone davanti ad una cintura che oramai si infila solo nell’ultimo buco, non sono cose che mettono propriamente di buon umore.

E riguardare i video girati in questi giorni ed accorgersi che, mentre i PerSpa sono realmente come li vedi, alti proprio così e con esattamente quella voce che si sente lì (ovvero quel grazioso e piacevole siculeneto o veneticulo che dir si voglia, tipico della loro coppia mista), il nostro timbro di voce non solo non è baritonale come credevamo, ma è acuto e addirittura scheccante all’ennesima potenza, e i nostri corpi, anziché slanciati e armoniosi da trentenni sani, appaiono piuttosto come quelli di Barney dei Flintstone (io per esempio sembro sempre senza collo e con la pancia che comincia da subito sotto il pomo d’Adamo!), ecco, tutti questi non sono aspetti che ti fanno rimpiangere i giorni di festa appena trascorsi.

Le cose belle delle feste:

Anche se ormai l’avrete già letto sia qui che qui, ma certamente anche qui, non possiamo certo esimerci dallo scriverlo pure noi. Ecco quindi che con gioia ringraziamo pubblicamente la squisita famiglia PerSpa (i due papi ma pure la figlioletta Topetta) per la disponibilità e la calorosità con cui ci hanno accolto nella loro deliziosa e coloratissima casetta. E nonostante ci si conosca da relativamente poco tempo. Grazie per averci fatto divertire con Pictionary, grazie per averci coccolato con il cibo e per averci permesso di aiutarvi con la cena di capodanno (alcuni video li trovate già sul loro sito). Grazie per la serata di capodanno, serata in cui abbiamo conosciuto Fireman & Compagno (conoscerli è stata davvero una gradevole scoperta); e grazie anche per averci portato al mare (che respirare un po’ di iodio fa sempre bene) e poi a Monte Mario, dove abbiamo incontrato l’amico Anellidifumo (al quale ci lega un’altrettanto recente ma sempre più profondo rapporto di amicizia) e il suo amico bologn-lussemburghese Daniele, che ci ha colpito per la sua sorridente e divertente pacatezza (e poi… ma quant’è colto?!).

Insomma, se non si fosse ancora capito, siamo stati divinamente bene. E il raffreddore che ci siamo buscati appena poggiati i piedi sul suolo milanese è l’evidente segnale che già ci mancate tutti!

Oscar & Tonino preparatevi, che i prossimi siete voi!

venerdì 21 dicembre 2007

New York - Parte II

Il terzo giorno nella Big Apple prevede finalmente una visita mirata. Non si gira più alla cazzo ma, guide alla mano, si prevedono di fare cose, di vedere posti. La meta prefissata è Liberty Island (che non è un videogioco ma è l'isoletta con sopra la famosa statua...). Cioè finalmente potremo vedere il simbolo dell’America, la prima cosa che quei poveri emigranti vedevano dopo giorni e giorni e giorni di stenuante navigazione. Leggiamo che la partenza per l’isola si effettua al molo di Battery Park, di fronte all’"antichissimo" Castle Clinton (in America hanno un senso dell'antico che è tutto loro!). Usciamo dalla metro e un terribile vento gelido ci porta via anche le mutande. Con le dita dei piedi e le orecchie mozzate dal gelo stoicamente resistiamo in coda, ma solo finché ci scappa l’occhio su un cartello scritto a mano e affisso al vetro della biglietteria: “posti esauriti. non è più possibile visitare la statua della libertà. tickets solo per l’isola”. Sconfortati decidiamo che non è il caso di imbarcarci, dato che dal nostro punto di vista il non poter salire sulla statua è come non essere mai andati a New York. Un breve giretto per il parco tra scoiattoli grandi come marmotte e tacchini, e decidiamo di ripiegare per il Financial District, risalendo la Broadway fino all’albergo. Ovviamente solo dopo esserci soffermati per un momento davanti alla sfera del WTC, posizionata a Battery Park così com’è stata ritrovata dopo gli attacchi dell’11 settembre (e questa cosa si, che fa rabbrividire...). Foto davanti al toro simbolo della borsa di New York, Wall Street, Trinity Church, Ground Zero (che purtroppo, o per fortuna, è solo un immenso cantiere. Nessun faro notturno proiettato verso lo spazio, niente fiori, nessuna foto a ricordare quel giorno là. E fa pure un po’ impressione osservare i turisti che fanno i numeri pur di riuscire a scavalcare con lo sguardo e con le macchine fotografiche le barriere protettive del cantiere; per cercare cosa, poi? Per vedere cosa? Per avere un click come cimelio?).

Risalendo la Broadway decidiamo per l'ennesimo cambiamento di programma e deviamo verso il Ponte di Brooklyn, con visita all’omonimo quartiere. Diciamo che Manhattan vista dal ponte merita il viaggio. Specie se la giornata è tersa come quella che abbiamo trovato noi. Brooklyn poi è un paesino nella città. Un incanto. Vialoni puliti e ordinati ma anche graziosissime stradine residenziali dal sapore famigliare, tipiche di certi film (in generale, grazie al bombardamento da film e telefilm cui ci sottoponiamo costantemente, in qualunque posto ci siamo trovati ci siamo sempre sentiti in posti famigliari). Morale, Brooklyn è un percorso davvero delizioso e rilassante, da non perdersi assolutamente.

Ritorno in metro fino all’albergo; ormai è buio. Doccia, profumo e via al Top of the Rock, sopra il Rockfeller Center. Lì apprendiamo che, oltre dover pagare 19$ a cranio per salire (se non ricordo male) c'è pure il Cirque du Soleil in città con uno spettacolo natalizio. Ci brillano gli occhi...

Al Rockfeller Center, per la prima volta, entriamo realmente in contatto con la paura dei newyorkesi. Paura che già si percepisce e subodora in aeroporto, prima in Italia con i mille controlli, poi all’arrivo con le code e le procedure per il visto di ammissione. Per salire in cima al grattacielo bisogna passare un metal detector, svuotare le tasche e far passare giacche, le borse e i cellulari ai raggi x. Al Top of the Rock non è possibile utilizzare il treppiede (il che è una bella fregatura se ci sali di sera e vuoi fare qualche bella foto notturna!). Scopriremo in seguito che la faccenda del treppiede non è una mera questione commerciale (tu non lo puoi usare e se vuoi la foto ricordo te la facciamo noi) e che il "terrore del terrorismo" non è solo del Rockfeller Center...



In questo filmato:
1) Grattacielo a Battery Park
2) James Watson House
3-5) Battery Park
6) World War II Memorial
7) The Sphere, WTC
8-9) Financial District
10) Trinity Church
11) Cimitero di Trinity Church
12-13) Wall Street
14-15) A Ground Zero
16-17) Verso il Ponte di Brooklyn
18) Ponte di Brooklyn
19) L’ammòre mio
20) Me
21) Sempre il Ponte di Brooklyn
22) Manhattan dal Ponte
23-24) Ponte di Brooklyn alla nausea!
25-26) Brooklyn (ma stavolta il quartiere!)
27) Manhattan da Brooklyn
28) Statua della Libertà da Brooklyn (eccheccazzo!)
29-31) Dal Top of the Rock
32-34) Il famoso (!) albero del Rockfeller Center

35) E per concludere… Palle di Natale!


Con questo post ovviamente cogliamo l'occasione per augurare di cuore a voi tutti (quanti sarete... 4? 5?) uno splendido Natale ed un ottimo inizio d'anno, ché magari in questi giorni non riusciamo più a postare nulla. A presto!

mercoledì 12 dicembre 2007

New York - Parte I

Il volo diretto Malpensa – Newark ci porta comodamente alle porte di New York City in sole 8 ore. Il capitano di turno ci tiene ad informare noi passeggeri, come se mi avesse letto nel pensiero ed avesse scoperto la mia paura di volare, che il volo sarà tranquillo viste le eccezionali condizioni climatiche ad alta quota. Specifica inoltre che piccole, leggere, turbolenze, “assolutamente normali”, ci attenderanno al nord della Francia e sulle coste americane. C’è anche da dire che in business class viaggia il sig. Andrea Pezzi. E si sa, quando c’è un vip a bordo l’aereo non può certo precipitare.

L’arrivo su Newark piuttosto che su JFK ti concede quel giusto antipasto visivo ad alta quota sui grattacieli di Manhattan che non è per niente male. Ci sentiamo quindi di consigliare vivamente questo aeroporto al JFK, che sarà pure più importante per dimensioni e numero di collegamenti, ma che dal punto di vista della vista non è appagante (azz!). Se poi però spendete meno arrivando sul JFK fottetevene della vista ed atterrate pure lì.
(Amore, dici che capiranno che stiamo scrivendo queste cose a notte fonda?)

L’aeroporto ci fa già sentire spaesati. Ma questo ci capita con tutti gli aeroporti nuovi (ci è capitato persino con quello di Orio al Serio la prima volta che ci siamo entrati per prendere un volo Ryanair!). Io devo assolutamente fumare ma il non conoscere le loro leggi in materia mi paralizza e quindi evito.

Troviamo un banco informazioni. Dobbiamo capire come arrivare in città adesso. Col nostro fantastico inglese riusciamo, in quattro e quattro otto, a prenotare uno shuttle; l’autista, un nano portoricano dal pessimo inglese e dall’orribile spagnolo, che mastica cicca mentre parla contemporaneamente a due cellulari (e guidando!) ci fa fare sei o sette giri dell’aeroporto per raccattare mezzo mondo e infine, imbucando finalmente il tunnel Holland, ci fa entrare nella fantascientifica Manhattan.

A Manhattan, che colpisce di botto sono
Il traffico e i clacson
L’ombra anche a mezzogiorno
Le strade tutte a griglia tranne una

Dopo un trasferimento infinito, ed io in piena astinenza da fumo, riusciamo a mettere piede davanti all’albergo, il Mansfield Hotel. L’hotel, 12 piani in tutto, paragonato agli edifici circostanti pare una minipalazzina. La nostra stanza, all’11° piano, è piccina ma pulita e graziosa.

Dopo una doccia scendiamo per fare un breve giretto del circondario, scoprendo così di essere dietro Times Square. Il gelo è indescrivibile. Tira una bora che la metà basta! L’indomani, infatti, ci alzeremo che nevica. Ma non “nevica” nel senso candido e armonioso che conosciamo noi poveri provinciali italiani. No, no, nevica nel senso di “c’è una tormenta di neve”! Che però, per fortuna, dura poco. Ciò nonostante il gelo è sempre più gelato e girare con i quattro straccetti che ci siamo portati dall’Italia non è proprio possibile. Questo ci costringe ad uno shopping fuori programma (caspita, che disdetta!), facendoci visitare dei capisaldi storici della NYC da vestire: Macy’s e Bloomingdales.

In allegato il riassunto fotografico dei primi due giorni. Per cortesia, siate clementi che questo è il nostro primo esperimento e poi ci distruggete l'autostima...

In questo filmato:

1) Dallo shuttle dell'autista portoricano nano
2) Grattacielo Met Life (ex PanAm)
3–8) Times Square
9) Alcova
10) Alcova con Pietro (non è bellissimo?)
11) Alcova con Fabio e Pietro
12-18) Bryant Park
19-20) Nei pressi del Rockfeller Center

Prossimamente la continuazione, con nuove foto e alcune chicche dalla Big Apple.

lunedì 10 dicembre 2007



Uff.
Noi siamo rientrati.
E di cose da raccontare e da far vedere ce ne sono un sacco. Perchè NYC è grande. Mooolto grande.
Ci piacerebbe però farlo per bene, con tutte le fotine e filmatini messi lì per benino. Abbiate quindi un po’ di pazienza, che prima o poi ce la faremo.

P.S.: la foto sopra non c'entra una mazza col nostro viaggio. L'ho solo trovata in rete e l'ho postata perchè mi son piaciuti i colori...

venerdì 30 novembre 2007

-1/3


Bene.
E con oggi noi vi si saluta per una decina di giorni.

Fate i bravi, mi raccomando.

A presto,
F & P

mercoledì 28 novembre 2007

-2 e 1/2

Ieri sera sono passato in agenzia per completare le formalità burocratiche necessarie alla nostra partenza (ovvero fare e pagare l’assicurazione sanitaria, “indispensabile” per i viaggi negli USA).
Ed è stato proprio lì che ho realizzato che stiamo per partire. Partire. Cioè, due giorni e mezzo e saremo sul volo per NY.
Dopo tutti gli sbattimenti di questo periodo non ci avevo più pensato e adesso che stiamo per imbarcarci non mi pare vero...
Ogni volta che ci ritroviamo a partire per un viaggio ci ripromettiamo di tenere scritto un diario delle cose fatte, dei posti visti, delle emozioni provate.
Succede però che quando arriva sera, cioè dopo che abbiamo camminato per un’intera giornata e finalmente ci ritiriamo in stanza, quando sarebbe il momento giusto per buttar giù due righe, ci passa completamente la voglia.
Se per caso questa volta riusciremo nel nostro intento ve lo comunicheremo al rientriamo.

...Sempre che interessi a qualcuno, ovviamente...

domenica 18 novembre 2007

Una bella fiaba

C’era una volta due fiammiferi, diciamo anche due bei fiammiferi!
Un giorno, in una famosa discoteca di Milano si conobbero, ma i tempi non erano quelli giusti e non ci fu il tempo neanche di una sfregatina...
Un anno dopo si ritrovarono in un’altra famosa discoteca di Milano; questa volta era il momento giusto. Bastò una sfregata e la fiamma subito si accese, e dopo pochi mesi già vivevano assieme. Rinforzati dal calore di quella fiamma intorno a loro tutto cambiava e gli altri li ammiravano e magari, un pochino, li invidiavano...
Purtroppo al calore di quella fiamma ci si affeziona, e la crisi fu forte quando la fiamma, che all’inizio scoppiettava allegramente aiutata da quella capocchia scintillante, prese a bruciare il legno, con quell’odore più dolce e un colore più tenue...
Il desiderio di risentire quella fiamma frizzante era forte e così si allontanarono e si lasciarono...
Provarono la solitudine e poi nuove compagnie, frequentarono altri posti con qualche piccolo risultato, ma ancora bramosi di sentire quel calore...
Tentarono di riavvicinarsi, ma mai troppo vicini; l’idea che da qualche parte nel mondo potesse nascondersi qualcuno che poteva riaccendere quella fiamma li rendeva insicuri e instabili.
Ma il destino più di una volta li fece incontrare e poi un giorno si accorsero che quelle fiammelle, che da sole non erano capaci di brillare a sufficienza, se si mettevano vicini vicini si univano e insieme potevano sentire ancora caldo, e più si avvicinavano più la loro fiamma scaldava... E così passò il tempo...
E oggi, dopo sei anni, quelle fiamme ancora brillano e scaldano, e sperano ardentemente, di restare unite, fino a quando l’ultimo brandello di legno non sarà arso e non potranno far altro che spegnersi... E così vissero felici e contenti...Forèver èn èver

Dedicata al mio amore e a tutte le capocchie che decidono di bruciare in fretta, con l’augurio che non si spengano mai...

Dedicata a quella saccente di M. che della vita non ha capito un cazzo!

17.11.2007




...e così succede che tra una cena e l’altra, un po' in sordina, quasi senza volersi far sentire, arriva il giorno del nostro sesto anniversario...

Buon Anniversario, amore mio...

venerdì 16 novembre 2007

Non vedo l'ora sia lunedì!

La cena di ieri è stata un lampo. Due chiacchiere prima, una bella mangiata durante (bravo amore! Da scoprire come insaporire ste merde di zucche che abbiamo qui, ma bravo!), musichetta di sottofondo e ancora due chiacchiere, poi tutti fuori dalle balle.
Il suo capo in realtà già sapeva. Non c’è stato bisogno di fare alcuna presentazione nè di biascicare alcun discorso. Ne abbiamo dedotto (però, che geni né?!) che la collega, essendo anche amica del capo stesso, lo avesse già preparato.
Insomma, abbiamo entrambi vissuto un’intera giornata di ansia per un cazzo. Come al solito.

Quest’ultimo periodo di lavoro nella futura ex azienda mi sta regalando un sacco di emozioni:
1. Innanzitutto non mi lasceranno fuggire prima. Ieri mi hanno ufficializzato che potrò andarmene solo ed esclusivamente al termine del periodo di preavviso (“sai, il tuo lavoro è particolare, qui non c’è nessuno in grado di sostituirti, adesso noi come facciamo”, gnà gnà gnà...). Questo significa che devo stare qui ancora tre mesi (ma che grandissimi stronzi che siete) ed io, in cuor mio, spero vivamente che la futura nuova azienda decida di pagare la penale. Cosicché io possa lasciarvi nella merda da un giorno con l’altro.
2. Il mio capo si è preso una sbandata per la mia collega, la rompicoglioni della gastritella (per inciso, lui è sposato con prole, lei è zitella).
Ora. Lui non è certamente un tocco di figo, ma lei – a parer mio – è davvero cessa. Eppure noto che l’uomo etero medio la punta volentieri. Quindi è vero che tira di più un pelo di f... vabbè.
Il fatto me lo ha raccontato lei quasi in lacrime poiché
- a lei lui è piaciuto da subito, dal primo giorno in cui è arrivato qui
- lui le ha confessato questa cosa di punto in bianco, senza premesse né fronzoli, senza avergliene mai accennato prima, cogliendola di sorpresa
- lui le ha confessato questa cosa dicendole “ti sto dicendo tutto questo perché da oggi, per superare questa mia crisi, non ti degnerò più di uno sguardo e non ti rivolgerò mai più la parola”

Io non vedo l'ora che sia lunedì per vedere cosa succede di nuovo!

giovedì 15 novembre 2007

Inizia la 96 ore...

Parte, da stasera, la super maratona cibaiola di Pietro e Fabio. Il programma della manifestazione prevede:
- stasera, cena a casa con ospiti assortiti
- venerdì sera, cena a casa con coppia di amici
- sabato, pranzo dai miei
e, verosimilmente,
- domenica, pranzo dai genitori di Pietro

Tenete presente che:
- mia mamma non cucina più da secoli perché mio papà è più bravo
- mio papà deve aver sofferto tremendamente la fame in gioventù e quindi cucina sempre dalle 16 alle 25 portate, con porzioni tali da far impallidire i cuochi della mensa della carità di Milano
- la mamma di Pietro è pugliese e, come tradizione vuole, l’ospite non deve alzarsi da tavola se non sta rantolando con la schiuma alla bocca per la quantità di cibo (talmente buono da risultare impossibile dire di no!) ingurgitato

A parte quel fastidioso senso di colpa che scaturisce anche solo all’idea di mangiare così tanto, senza sosta, per i prossimi quattro giorni, senso di colpa che peraltro abbiamo astutamente e abilmente imparato a gestire e a ricacciare indietro, c’è una cosa per cui davvero non riesco a farmene una ragione, a darmi pace: la cena di stasera – quella degli ospiti vari – in realtà è una cena con una collega e il capo di Pietro. Ovvero, Pietro ha improvvisamente deciso di fare coming out!
Già mi immagino la scena:
“Ciao capo, entra, entra pure... dunque, questa è la sala, questa qui è la camera da letto, qui c’è la cucina... e lui? ah si, lui è il mio compagno. Perchè? Oddio, non avrai mica creduto che io sia uno sventrapapere! No, no, per l'amor del cielo...

Sai che c'è amore? C'è che ti ammiro davvero tanto.

martedì 13 novembre 2007

Energym!

Pietro è tornato dalla sua prima serata in palestra un po’ deluso.
Nemmeno il mio delizioso filetto di cernia al forno [salato] con patate arrosto [crude] è riuscito a tirarlo su di morale. “Lì dentro, se escludiamo gli ultrasessantenni, sono il più grasso! Che vergogna...”
Ma no, amore mio, non ti preoccupare. Tra un mesetto ti raggiungo e non ti sentirai più solo!

La palestra pare essere davvero microscopica. E anche abbastanza disorganizzata.
Unico aspetto positivo degno di nota: le docce, aperte, senza pareti laterali!

Presente Nip&Tuck? Humm...

lunedì 12 novembre 2007

Noi ci riproviamo

Anche la mia piccina, non ce la fa più. E’ stanca di passare ore ed ore in coda dietro a vecchissimi tir che ci sgasano in faccia per tutto il tempo; è stanca di farsi tutti quei chilometri che non finiscono mai. Oggi continuava a spegnersi e a tossire con quel rumore tipico di malattia grave. Sono molto preoccupato. Temo che presto dovrò portarla a far vedere, prima che ci lasci i pistoni possibilmente…
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E’ fatta. Pietro, con uno scatto nuovo, mai visto prima, ha detto “basta” ed ha preso la situazione in mano. E’ da giorni infatti che ci rifiutiamo di guardarci allo specchio nudi. Una roba orrenda, uno spettacolo indecente che si protrae ormai da troppo tempo. E così l’ammòre mio, visto anche il totale fallimento dietetico, ha trovato sta palestra vicino casa e sabato siamo andati ad iscriverlo. Si perché io nemmeno pippando coca riuscirei, adesso. Lo seguirò a ruota non appena cambierò lavoro.
La palestra è si piccina, ma è anche tutta tutta arancione e con le macchinine nuove nuove e la sala per fare Body Tonic o Body Pump (quelle cose da fighe in cui sudi come elefanti a suon di musica).
Ci accoglie l’energumeno Enrico, che per farci vedere quanto è macho parla di figa e di calcio con stile “bella fratello!” e con quell’accento inconfondibile (vi ricordo che ormai abitiamo al confine con la provincia bergamasca).

P&F: “L’altra volta la tua collega mi ha parlato di una tariffa famiglia. Noi possiamo…?”
E: “He he he” (da leggersi con voce gutturale)
P&F: “…”
E: “He he he… Bè, se siete amanti si, he he he”
P&F: “Bene, allora vorremmo iscriverci con la tariffa famiglia”
E: “He he he…”
P&F: “…”
E: “He, he…”
P&F: “…”
E: “He…”
P&F: “…”

Pietro stasera avrà la prima seduta, quella in cui senza possibilità di barare in modo alcuno vengono prese le misure (base x altezza x pi greco/2) affinché si tengano sotto controllo i “miglioramenti”. Se riesco a convincerlo prossimamente inserirò foto del punto di partenza. A gennaio certamente piazzerò la mia (e la stamperò e la calamiterò al frigo!).Speriamo solo di riuscire a farci forza a vicenda per non desistere al secondo mese...