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domenica 20 aprile 2008

Emersione...

Son passati… quanti?… 3 mesi, ormai? Eh si, più o meno mi pare di si.

Ogni tanto ci siamo chiesti che fine aveva fatto il nostro blog. E’ andata così, ci scusiamo sentitamente con quei lettori che ogni tanto bazzicavano da queste parti, ma siamo rimasti sopraffatti dagli eventi degli ultimi tempi. E’ che il cambiamento, e lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, porta evidentemente sempre altri cambiamenti.

Ed io che scioccamente ho pensato che cambiare lavoro avrebbe significato semplicemente cambiare lavoro, mi sono ritrovato in una realtà un po’ diversa… Cambiare lavoro ha quindi significato dovermi rifare un giro di colleghi e di buone e consolidate abitudini. E vi assicuro che per uno con un carattere di merda come il mio non è cosa facile. Cambiare lavoro ha significato anche ritrovarmi di punto in bianco con nuovi orari; diversi orari di lavoro, diversi orari di uscita e di rientro a casa, ovvero più tempo libero che paradossalmente un po’ mi toglie il fiato poiché non abituato ad averne.

Ma cambiare lavoro ha significato principalmente, ed è la cosa più bella che mi potesse capitare da questo giro di roulette, da questa scelta anche un po’ avventata, un po’ poco spulciata e messa in discussione, lo spostare nuovamente l’attenzione sulla mia coppia. Ed ecco che riemerso dal mio piccolo mondo fatto di frustrazione, di disagio e di malessere, disintegrata la soffocante campana di vetro sotto cui – per svariate ragioni – avevo deciso di traslocare, ho riaperto gli occhi e mi sono accorto di avere ancora accanto il mio dolce patato. Tornare dal lavoro in orari umani e senza la scimmia che ti strina le orecchie significa godersi un sacco di cose che non ricordavo più. Un cinema ogni tanto, qualche serata passata a cucinare tortillas o fajitas e gustate davanti ad un dvd, qualche amico perso di vista; e progetti per noi due e chiacchiere e risate e occhi che, dopo tanto tempo, si sorridono, nuovamente, reciprocamente.



giovedì 15 novembre 2007

Inizia la 96 ore...

Parte, da stasera, la super maratona cibaiola di Pietro e Fabio. Il programma della manifestazione prevede:
- stasera, cena a casa con ospiti assortiti
- venerdì sera, cena a casa con coppia di amici
- sabato, pranzo dai miei
e, verosimilmente,
- domenica, pranzo dai genitori di Pietro

Tenete presente che:
- mia mamma non cucina più da secoli perché mio papà è più bravo
- mio papà deve aver sofferto tremendamente la fame in gioventù e quindi cucina sempre dalle 16 alle 25 portate, con porzioni tali da far impallidire i cuochi della mensa della carità di Milano
- la mamma di Pietro è pugliese e, come tradizione vuole, l’ospite non deve alzarsi da tavola se non sta rantolando con la schiuma alla bocca per la quantità di cibo (talmente buono da risultare impossibile dire di no!) ingurgitato

A parte quel fastidioso senso di colpa che scaturisce anche solo all’idea di mangiare così tanto, senza sosta, per i prossimi quattro giorni, senso di colpa che peraltro abbiamo astutamente e abilmente imparato a gestire e a ricacciare indietro, c’è una cosa per cui davvero non riesco a farmene una ragione, a darmi pace: la cena di stasera – quella degli ospiti vari – in realtà è una cena con una collega e il capo di Pietro. Ovvero, Pietro ha improvvisamente deciso di fare coming out!
Già mi immagino la scena:
“Ciao capo, entra, entra pure... dunque, questa è la sala, questa qui è la camera da letto, qui c’è la cucina... e lui? ah si, lui è il mio compagno. Perchè? Oddio, non avrai mica creduto che io sia uno sventrapapere! No, no, per l'amor del cielo...

Sai che c'è amore? C'è che ti ammiro davvero tanto.

mercoledì 31 ottobre 2007

Come on baby light my fire

E così scese la sera su una giornata lunga e stancante.
Salii in macchina, esausto; le lenti a contatto che cominciavano a bruciare, le spalle indolenzite, la pioggerellina, il movimento ipnotico dei tergicristalli, la coda interminabile e le luci rosse, i pensieri.

Però poi arrivare a casa. E trovarti già lì, che mi aspetti.
E vedere che hai già preparato tutto. Quindi sedersi sui nostri sgabelloni rossi, sotto la luce soffusa del lampadario, darsi il bacino del buon appetito, guardarsi, sorridere, chiacchierare.
Fottersene bellamente della dieta e accoccolarsi sul divano con la ciotola di crema della Centrale in grembo. Assaporarne il gusto, riscaldati dal nostro abbraccio e dal crepitio della legna che brucia nel caminetto...


No dai, basta. Troppo sdolcinato. Troppo baita di montagna. Manca giusto la pelle d’orso e siamo a posto.


Però ti amo, amore. Mi sembra di non dirtelo mai abbastanza.

martedì 23 ottobre 2007

Dell'Inquisitore e di altre amenità...

Ora che tutto comincia a sistemarsi, posso provare a rilassarmi e a raccontare.
Perché essere emotivi è bello, ma solo quando questo fa sì che io passi le ore a piangere davanti ad una scena meravigliosamente commovente, come quella in cui Anton Ego viene fatto tornare bambinetto piagnucolante per le ginocchia sbucciate e viene quindi coccolato dalla sua dolce mammina con una squisita ratatouille.
Quando invece si tratta di cose serie, di fatti della vita che vanno affrontati e gestiti, l’essere emotivo - ovvero il non essere in grado di far fronte alla massiccia dose di stress, di ansia, di agitazione – di certo non mi aiuta ad affrontare le giornate. E passare tre settimane con un torcicollo pressoché continuo, isterico, intoccabile, inguardabile, con tutti i nervi affioranti, le unghie pronte a schizzare fuori per massacrare il primo malcapitato, non è certo cosa salutare…
Per fortuna, ogni tanto, le cose tornano a mettersi bene ed io posso finalmente tirare un bel sospiro di sollievo.
Le cose dunque stettero così, e adesso addirittura riesco a concedermi il piacere di scherzarci sopra:

  1. Papà, almeno per ora, non dovrà più farsi operare alla prostata ma proverà prima una qualche cura super chimica. Probabilmente il tumore alla prostata gli verrà per via di questa cura, ma almeno per ora non ci pensiamo
  2. Mamma non ha un tumore al seno e quindi – viva iddio! – nessuno le asporterà le bocce. Io e mia sorella comunque l’abbiamo già rassicurata: nella peggiore delle ipotesi, quelle nuove gliele regaliamo noi, una per Natale e una per il compleanno
  3. Mia sorella è di nuovo incinta. Visto che la prima gravidanza se l’è passata senza alcun problema ed ha sfornato un bel maschietto, e visto che adesso invece sta vomitando da più di tre mesi, noi tutti speriamo che questa volta ci regali una dolce femminuccia
  4. L’inquisitore, alla fin fine, si è fatto risentire per fissare l’ultimo e decisivo appuntamento (cioè quello della proposta economica). E ciò significa che se non succedono cataclismi dell’ultima ora, se non mi faranno brutti scherzi, a breve potrei ritrovarmi a lavorare per un’altra azienda. Ah, dimenticavo: l’ipotetico nuovo lavoro dista 2,4km da casa. Cioè, non so se mi spiego…

giovedì 13 settembre 2007

"Prima di partire per un lungo viaggio..."

Rubo un po’ del tempo che dovrei dedicare al lavoro (capirai che sforzo!), per cominciare a parlarvi di quest’ultimo periodo di cambiamenti.
Partiamo subito dalle cose brutte: il viaggio casa-ufficio/ufficio-casa. Sai com’è, via il dente via il dolore. Almeno per voi che leggete; per me invece, che il viaggio me lo dovrò fare anche dopo aver scritto questo post, il dolore rimane.
Dunque, quello che vedete qui sotto è il tratto di strada che tutte le mattine e tutte le sere, dal lunedì al venerdì, devo percorrere. I puntini rossi indicano i luoghi in cui c’è coda.

Il viaggio in auto consiste nel
1. Percorrere 42km (all’andata, più altrettanti al ritorno) su una statale ad un’unica corsia per senso di marcia, percorsa esclusivamente da tir, se si esclude la mia minuscola Clio nera con cerchioni in plastica traforata. Tant’è che mi sta sorgendo il dubbio che quella che percorro io in realtà non sia una statale bensì una linea ferroviaria e che quei cassoni che supero costantemente per tutti i 42km in realtà non siano tanti tir in fila bensì treni merci in manovra. Indagherò e vi aggiornerò
2. Superare a sinistra quando la riga è doppia e continua, sulla destra quando il semaforo è rosso, sotto quando hai davanti un trattore sufficientemente alto, sopra quando ci si imbatte nei lavori per la sistemazione del manto stradale (i cumuli di terra sono ottime rampe di lancio)
3. Cercare di arrivare sano e salvo sia a casa che in ufficio

Il viaggio dura mediamente 75’, colazione al bar compresa; questo solo ed esclusivamente se la partenza da casa avviene entro le ore 6,45 (e purtroppo non è un errore di battitura e la foto sotto - che non riproduce un tramonto bensì l'alba vicino casa nostra - ne è la prova, se per caso tra di voi ci fossero degli scettici).

Ovviamente se per svariati motivi spengo la sveglia dopo il secondo trillo e quindi contintinuo a ronfarmela abbracciato a Pietro e quindi mi alzo tardi e quindi parto dopo le ore 7,00, allora mi conviene farmela a piedi.
Se è vero che spazio-fratto-tempo-uguale-velocità significa che il viaggio in auto si svolge ad una velocità media di 36,5km/h. Che sarà mai, penserete voi. Bene, allora stasera provate a tenere la macchina ad una velocità costante di 36,5km/h per almeno 10 minuti; poi domani ne riparliamo.

Ovvio che di fronte ad uno scenario del genere ho provato anche i mezzi pubblici. Alla modica cifra di 4€ al giorno, Milano e provincia offre un viaggio con mezzi pubblici che consiste nel
1. Arrivare alla fermata della metro con la macchina, percorrendo quei 10km imprecando verso i pendolari che tirano fuori l’auto solo ed esclusivamente per andare alla (e tornare dalla) fermata della metro, e per questo motivo non sanno guidare, vanno piano e stanno sempre in mezzo alla carreggiata impedendoti il sorpasso
2. Riuscire a parcheggiare e posizionarsi sulla banchina entro e non oltre le ore 7,00 altrimenti puoi pure tornare a casa perché tanto al lavoro non ci arriverai più. Considerando poi che nei giorni dispari di solito c’è uno sciopero e in quelli pari una volta manca la corrente e l’altra qualcuno si butta sotto il treno, capirete perfettamente come le possibilità di arrivare in ufficio entro le ore 16 siano drasticamente ridotte
3. Schivare gli sgambetti e le gomitate al naso di simpatici anziani e di signore in tenuta da mercato che ucciderebbero pur di conquistarsi un posto a sedere
4. Sopportare quel delizioso profumino di salmastro fino al capolinea (29 fermate!)
5. Uscire dalla metro e attendere la 95 per starci sopra per 7 fermate (circa 20’)
6. Percorrere 200mt a piedi e attraversare uno dei viali più trafficati di Milano

Ci ho provato per tre volte consecutive, il miglior tempo di percorrenza realizzato è stato di 98’, ho timbrato in ritardo tutte e tre le volte, ho già quindi mandato a cagare l’idea di utilizzare i mezzi.

Vi (cioè mi) rincuoro: da questa settimana ho cominciato a spedire curricula alle aziende vicino casa.

lunedì 23 aprile 2007

Cazzarola, il 12 maggio!

Ho testè realizzato che compirò gli anni lo stesso giorno che qualcuno ha voluto intitolare al Family Day.

E’ un motivo sufficientemente valido per chiedere un trasferimento del mio compleanno?

Nel frattempo il Patato è nelle casa nuova assieme al geometra per le misure della cucina. E continuiamo a sognare...

giovedì 19 aprile 2007

E' primavera

A. Cacchio, ma che nervoso. L’avevo abbandonato secoli fa convinto che avesse definitivamente chiuso la sua carriera bloggistica per scoprire, casualmente, che ha addirittura pubblicato un libro.
Praticamente sono già in libreria, non so come dire.
In ogni caso, grazie a lui riscopro una mia “vecchia” lettura e ne scopro una nuova.

B. Sono tre settimane che il giovedì sera e il sabato mattina Pietro, l’amico Manuel ed il sottoscritto ci si ritrova a casa dell’amico stesso per poi andare a correre al Parco Nord.
[Per chi conosce il posto pregasi eviare battutacce, grazie!]
Ora, causa polluzione improvvisa dei pioppi e di chissà quale altro vegetale infestante per via dell’anomala ondata di caldo – ah signora mia, non ci sono più le mezze stagioni… –, ho una crisi d’asma un’ora si e l’altra pure che mi costringe a girare con sacchetto di carta color azzurrino firmato Marionnaud Parfumeries contenente, secondo il sistema di stoccaggio LIFO:

  1. Pacco da 12 di fazzoletti Scottex che manco i maniaci in autogrill sulla tangenziale ovest
  2. Sciroppo Lisomucil mucolitico senza zucchero alla carbocisteina
  3. Pacco di pastiglie Coryfin C sintomatico nel trattamento della tosse e della raucedine
  4. Spruzzino di Ventolin, la manna tra le sospensioni pressurizzate per inalazione
  5. Scatola da 14 compresse di Reactine a rilascio prolungato-stimolante-per-lei-ritardante-per-lui

Tutto questo comporta che a breve o mi spunta una croce verde lampeggiante sul culo, o alla prossima sigaretta esplodo! Che poi... si fa presto a dire "sigarette", visto che son due giorni che non riesco a fumarne mezza per via dei polmoni contratti come il muscolo del polpaccio a metà vasca dopo sei anni di inattività (si recepisce il mio vago senso di nervosismo?).
E stasera ovviamente mi toccherà starmene seduto a guardare tutti quelli che pas... a leggere, in attesa che i miei prodi abbiano terminato il consueto giro.

C. La casa è stata piastrellata. E questo è stato davvero un bel colpaccio. Lunedì viene il tipo a prendere le misure per la cucina e il 3 maggio viene un altro tipo a montare il caminetto!
Questi piccoli passi verso il trasloco ci stanno indubbiamente costando pezzi di fegato, ma alla fin fine pagheranno, ne sono certo. E questa speranza aiuta a sopportare questa maledetta attesa del momento in cui tutto sarà terminato.

martedì 6 febbraio 2007

Odio gli addii ma uno è davvero doveroso farlo


E’ andata. Che non è solo un sospiro di sollievo. E’ andata la mia casetta. Per sempre.
Ieri mattina dopo il rogito ho accompagnato i nuovi proprietari nel loro nuovo appartamentino, per illustrargli un po’ di cose. Ho faticato ad aspettarli sotto casa, frenando il mio impulso a salire. Ho faticato a non parlare di quella casa come di “casa loro”. E c’era il sole. Ed è stato come entrarci per la prima volta e rivivere le stesse emozioni di sei anni fa, l’innamorarsi di una casetta piccolina ma calda, luminosa, accogliente seppur vuota e sporca. Solo che questa volta c’era anche il vuoto di un addio per sempre e tutti i ricordi legati a quei 35 mq.
Perché quella è stata la mia prima vera casa, perché quando l’acquistai nel 2000 vivevo lontano dai miei già da quattro anni e perché era da già da parecchi mesi che girovagavo per case di amici dopo essermi lasciato col fidanzato di allora.
Perché in quella casa ho convissuto con Pietro per quasi un anno, gioendo dei momenti belli ma anche soffrendo per quelli brutti, quelli in cui non ci siamo capiti o non c’eravamo l’uno per l’altro; perché in quelle due stanzette abbiamo condiviso uno spazio e l’abbiamo sistemato per noi due comprando cose che sabato e domenica abbiamo impacchettato e portato via oppure buttato per sempre.
Perché in quella casa ci sono stati gli amici, per un semplice caffè il sabato mattina o per una cena, tutti pigiati nell’angusta metratura della sala-con-angolo-cottura ma col sorriso di una bella serata in compagnia.
Perché in quella casa ho parlato ed ho ascoltato gli amici più intimi, seduti sul divanetto ascoltando la ruvida ma avvolgente voce di Jimmy Scott e sorseggiando bicchierini di grappa.
Ed anche, perché no, perché in quella casa ci sono passate alcune persone disposte a soddisfare la mia necessità di dimenticare, durante i periodi bui con Pietro.
Ecco, adesso piango...
Sniff…

giovedì 16 novembre 2006

Girano...

Sul tappeto davanti al divano sberluccicano nove – e dico nove! – palline di carta dorata. Sono tutti i cioccolatini che mi sono scofanato nell’arco dei trenta secondi post telefonata. L’affare coi vicini del piano di sotto, che avrebbero voluto comprare casa mia per allargarsi, è saltato. Volevano pagare un appartamento al prezzo di una stanza… E ciò significa una sola cosa: che dovremo cominciare questo estenuante rito dell’agenzia immobiliare, con la quasi matematica certezza di incassare meno del previsto.
Girano vorticosamente le balle.
Facciamo zapping per distrarci e per cercare di rallegrare una serata iniziata malissimo. C’è Vespa, che parla di Pacs. Buttiglione è una cosa indecente; un essere veramente anacronistico e, soprattutto, inutile. La Prestigiacomo non si appoggia mai allo schienale della poltrona. Ciancica due concetti senza senso e se ne sta lì, tutta dritta e rigida, come un manico di scopa. La Bindi fa tanti giri di parole, pronuncia più e più volte la frase “discutiamone con serenità e tranquillità”, sembra quasi dalla “nostra” parte ma di tutto ciò che dice solo una cosa mi resta in testa: “noi non vogliamo equiparare, per rispetto agli italiani”. Vaffanculo pure te, Bindi.
Le palle non smettono di girare vorticosamente.
Mi addormento sul divano. Dormo tutta la notte sul divano. Dormo un sonno agitato, fastidioso. Mi sveglio, in ritardo e con un gran mal di schiena. Me lo sono meritato, così imparo a dormire in quel modo.E le palle continuano a girare vorticosamente…
P.S.: ovviamente sabato 25 faremo di tutto per esserci pure noi...

mercoledì 15 novembre 2006

Vendo casa

Si è mai visto, nella storia delle compravendite di case, un possibile acquirente che accetta il prezzo che gli hai proposto, poi cambia idea e fa una proposta al ribasso, gliela accetti e lui, anziché ringraziare e staccare sto cazzo di stramaledetto assegno, ribassa ulteriormente?!
Da queste parti non se ne puote più...

venerdì 3 novembre 2006

Valzer delle denominazioni

Sono nato bergamasco ed ho vissuto i miei primi mesi da nembrese. Poi pseudo inglese, finché un giorno mi sono scoperto salvadoregno; neanche il tempo di farmene una ragione che ero già guatemalteco e di lì a poco caraqueño.
Per scelte altrui sono poi tornato italiano, ranichese per la precisione, ma per il mio lavoro sono dovuto diventare milanese e per amore volentieri rhodense.
E dopo 33 anni di pellegrinazioni, tra qualche mese e non da solo, diventerò un bellissimo pozzese.

All'ultimo piano di questa bellissima palazzina...

lunedì 30 ottobre 2006

Insieme

Porco cane, non ho dormito niente... Faccio una doccia, mi faccio la barba... “Amore sei tu o uno spirito?!!? Già in piedi? Ma cosa può fare l’agitazione!”
“ Dai amore smettila col profumo! Non dobbiamo andare a battere cazzo! Ma c’hai su di nuovo le mie scarpe? E quello è il mio maglione preferito... Non me lo rovinare ti prego ! “
“Seguimi! Ho il Tom Tom così non rischiamo di perderci non possiamo proprio permetterci di arrivare tardi...”
“Tangenziale di merda! Guarda quel pirla sulla corsia di emergenza, ha preso una buca! Ti sta bene stronzo! Mamma come sono teso...”
Colazione: cornetto al cioccolato mandato giù senza masticalo e caffè bevuto rovente; i miei sensi sono totalmente offuscati, non sento calore né sapore.
Non sappiamo neanche a che ora aprono... e se c’è già lì fuori qualcuno che aspetta proprio per lei? Ma no dai! Mica siamo al mercato... Però... Ho paura!
Apre alle nove. E sicuramente arriveranno in ritardo...
Sono le otto. Ci sta un’altro caffè, al baretto lì in fondo... così intanto passa un po’ il tempo. In due minuti siamo di ritorno. E ora? Mancano 58 minuti...
Sigaretta, qualche frase buttata lì senza senso, ansia, silenzio...
Pensare che avevamo detto di prendercela comoda, che non c’era problema!
Eccolo! Momenti ci facciamo investire nell’attraversare la strada. Gli blocchiamo la porta che sta per richiudersi alle spalle. Lo sguardo è perso, non capisce, starà pensando a cosa ci facciamo in ufficio a quest’ora! I nostri occhi probabilmente tradiscono il nervosismo, cerchiamo di scorgere nei suoi un cenno, cerchiamo di capire se siamo in tempo. Evita lo sguardo, tira fuori delle carte, apre le finestre...
“Prende tempo amore, qualcosa non va’ quella puttana della sua amica che l’ha vista prima di noi forse lo ha chiamato di domenica e gli ha chiesto di tenerla via! Bastarda! Devi morire vergine!
Si gira, gli atteggiamenti non sono proprio maschili ( sarà mica della famiglia?)
“ Siete qui per ...”
“Si!”(cazzo è ovvio mica veniamo qui per invitarti al Bar a prendere un caffè! Come sono teso...) “
Lui sorride ( in fin dei conti sembra simpatico ) “ Bene, sono contento che vi sia piaciuta, venite pure, ci accomodiamo nell’ufficio di dietro così siamo tranquilli”.
Le poltrone sono di legno pregiato e un bellissimo quadro in una elegante cornice orientale ci guarda dalla parete di fianco, scrivania in legno , ambiente rilassato...



Sono in ritardo, ci siamo dati un bacio veloce davanti all’auto, e adesso devo correre a lavoro, il sole in faccia mi costringe a corrucciare la fronte, ma non è solo il sole, è che l’emozione ora si libera e la tensione comincia a sciogliersi...
Tocco con la mano la cartellina sul sedile di fianco, qui dentro c’è la realizzazione di uno dei sogni della mia vita... Qui dentro c’è il più bel gesto che potevamo fare nei confronti della nostra coppia...
Il foglio con il nome dell’agenzia immobiliare sporge da sotto e si intravedono due firme tremolanti, quelle dei patati emozionati che hanno comprato casa assieme...
Mi viene da piangere di nuovo...