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lunedì 20 dicembre 2010

Diventare papà

Sara è una bella bimba di quasi tre anni. Vedendo la sua foto in bianco e nero, in bella mostra nella cornice scura, capisco che dev’essere una bella birba. Le brillano gli occhietti. Vive con la sua mamma, in un appartamento lì vicino.
Giulio è un quarantenne. Convive col suo compagno Dario in un grazioso ed accogliente appartamento al secondo piano di questa palazzina. Sono una bella coppia, gioviali e desiderosi di “mettersi a nudo” per aiutarci. Ci raccontano, per renderci partecipi, per darci uno spunto, per rassicurarci anche.
Paola è una ragazza che troviamo davvero bella. Anche di testa. Per ovvi motivi è dovuta a tornare a vivere dai suoi, ma grazie al cielo nessuno le ha toccato il suo turno e può continuare a godere della loro compagnia.
Tiziana, che nella sua famiglia è vista come quella saggia, convive con Rita in provincia di Milano. E’ grazie a loro che abbiamo potuto conoscere Dario e Giulio.
La foto di Sara è appesa nel soggiorno di Dario e Giulio. Perché Sara è la figlia di Giulio. E Paola è la sua co-mamma.
Tiziana sarà la mamma di Thomas. E Thomas sarà anche figlio mio.
Manca poco ormai. Davvero poco. L’avventura di co-parenting, iniziata ormai parecchi mesi or sono, sta per affrontare, dopo il concepimento, un’altra importantissima tappa: la nascita del cucciolo!
Sono molto emozionato. Finalmente sto per conoscere lo scricciolo che scalcia nella pancia di Tiziana. Finalmente sto per assistere alla venuta al mondo di quel piccolo fagotto che, da sempre, ho tanto desiderato. Finalmente sto per vedere il frutto di un percorso tutto sommato nemmeno tanto lungo e decisamente molto emozionante.
E’ buffo pensare di aver accantonato, anni fa, il mio desiderio di paternità “solo” perché omosessuale. Oggi mi fa specie questo pensiero, mi fa tenerezza, mi fa sorridere. E mi sorprendo ancor di più se penso alla meraviglia del “destino” che, quando avevo ormai cominciato ad abituarmi all’idea di una vita senza figli, all’improvviso interseca la nostra strada con quella di Tiziana e Rita.
Non è stata una scelta facile. Non lo è stata anche perché i rispettivi partner non contemplavano questo genere di sviluppo delle coppie. In soldoni, nonostante Pietro sapesse che avevo sempre desiderato diventare padre, tra di noi non era mai stata presa in considerazione l’eventualità che potesse accadere, non avevamo mai affrontato l’argomento in maniera approfondita e, tantomeno, ci eravamo mai interessati da un punto di vista “operativo”. Ed evidentemente i due anni trascorsi dal momento della richiesta al momento del concepimento non sono bastati per metabolizzare questo enorme cambiamento, facendoci partire tutti un po’ sul chi va là. Ciascuno di noi quattro aveva più di un buon motivo per rimanere ancorato alle proprie idee, alle proprie convinzioni e risultare così inamovibile rispetto alle proprie posizioni, rendendo i rapporti di quel tempo decisamente caldi e burrascosi. E’ chiaro che oggi non posso che ringraziare il mio compagno; non posso che essergli riconoscente per avermi lasciato la libertà di scegliere e per aver deciso di essere ancora qui, al mio fianco. Nonostante sia palese che non capirò mai fino in fondo il senso delle sue – legittime – perplessità, così come probabilmente lui non riuscirà mai a sentire quell’impulso che ha spinto me ad intraprendere un percorso così oggettivamente complicato e destabilizzante, il fatto che oggi stiamo parlando di passeggino, di cameretta per il bambino, di organizzazione dei week-end insieme, significa che forse i nove mesi della gravidanza di Tiziana ci sono serviti per ritrovare la nostra armonia e per costruire nuovi equilibri, cominciando a vivere insieme, ma insieme per davvero, questa straordinaria avventura.
Io in questo momento ho paura. Mille pensieri, mille emozioni, tutto molto altalenante. Difficile anche riuscire a dare un senso a ciò che provo. Un susseguirsi di montagne russe sia in testa che nella pancia. Sarò in grado? Sarò bravo? Come sarò? E con Tiziana? Andrà tutto bene? Ci troveremo? Ci capiremo? Come saremo? E il resto del mondo? Ci capirà? Ci ostacolerà o invece ci appoggerà? Tanta paura, si. Ma in realtà, se mi fermo un istante, mi rendo conto che in fondo non m’importa se in certi momenti il dubbio mi assale, se in alcuni attimi della giornata tremo come una foglia, se alle volte, pensando al piccolo in arrivo, mi sento spaesato, senza punti fissi, senza appigli, se mi rendo conto che avere un figlio nella nostra situazione non è come quando l’hanno avuto mia sorella e suo marito. Perché se avessi deciso di lasciar perdere, se avessi optato per non salire su questo treno, certo che oggi sarei meno inquieto, certamente non starei sulle spine e non avrei determinati dubbi sul domani. Ma che prezzo avrei dovuto pagare per stare “sereno”? Se avessi rifiutato, se avessi deciso che non era il caso di mettermi in ballo, oggi non sarei in procinto di diventare papà, avrei perso il privilegio di assistere alla gravidanza di Tiziana, mi sarei fatto mancare la possibilità di spendere delle mezze giornate cercando il nome da dargli, mi sarei negato l’ebbrezza di passare del tempo crogiolandomi nell’immaginare le mie, le nostre, giornate da spendere assieme a lui. Davvero preferisco mille volte quel farmi mancare il respiro ogni tanto, quel sentirmi immerso in quel senso di vuoto dettato dal non sapere ancora cosa succederà domani, pur di averne ricevuto in cambio il sorriso e la contentezza di Tiziana nel constatare di essere rimasta incinta; pur di ricevere in cambio un bello svenimento nel momento in cui probabilmente entrerò in sala parto e lo vedrò sbucare, tremante, indifeso; pur di ricevere in cambio la possibilità di poterlo carezzare, di poterlo vedere finalmente in faccia, di poterlo tenere tra le braccia e di potergli sussurrare quanto l’ho desiderato, quanto l’ho aspettato.

domenica 20 aprile 2008

Emersione...

Son passati… quanti?… 3 mesi, ormai? Eh si, più o meno mi pare di si.

Ogni tanto ci siamo chiesti che fine aveva fatto il nostro blog. E’ andata così, ci scusiamo sentitamente con quei lettori che ogni tanto bazzicavano da queste parti, ma siamo rimasti sopraffatti dagli eventi degli ultimi tempi. E’ che il cambiamento, e lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, porta evidentemente sempre altri cambiamenti.

Ed io che scioccamente ho pensato che cambiare lavoro avrebbe significato semplicemente cambiare lavoro, mi sono ritrovato in una realtà un po’ diversa… Cambiare lavoro ha quindi significato dovermi rifare un giro di colleghi e di buone e consolidate abitudini. E vi assicuro che per uno con un carattere di merda come il mio non è cosa facile. Cambiare lavoro ha significato anche ritrovarmi di punto in bianco con nuovi orari; diversi orari di lavoro, diversi orari di uscita e di rientro a casa, ovvero più tempo libero che paradossalmente un po’ mi toglie il fiato poiché non abituato ad averne.

Ma cambiare lavoro ha significato principalmente, ed è la cosa più bella che mi potesse capitare da questo giro di roulette, da questa scelta anche un po’ avventata, un po’ poco spulciata e messa in discussione, lo spostare nuovamente l’attenzione sulla mia coppia. Ed ecco che riemerso dal mio piccolo mondo fatto di frustrazione, di disagio e di malessere, disintegrata la soffocante campana di vetro sotto cui – per svariate ragioni – avevo deciso di traslocare, ho riaperto gli occhi e mi sono accorto di avere ancora accanto il mio dolce patato. Tornare dal lavoro in orari umani e senza la scimmia che ti strina le orecchie significa godersi un sacco di cose che non ricordavo più. Un cinema ogni tanto, qualche serata passata a cucinare tortillas o fajitas e gustate davanti ad un dvd, qualche amico perso di vista; e progetti per noi due e chiacchiere e risate e occhi che, dopo tanto tempo, si sorridono, nuovamente, reciprocamente.



giovedì 22 novembre 2007

Il gusto pieno della vita

Questa giornatina grigia e piovosa, anche un po’ triste per altri motivi, fa solo venir voglia di andare a casa e stravaccarsi sul divano sotto la copertina di pile. Fa venir voglia di disdire gli appuntamenti serali, chiudere a chiave la porta e piazzarsi davanti al caminetto con l’amaro in mano. Gli occhi chiusi e un po’ di musica in sottofondo.


domenica 18 novembre 2007

Una bella fiaba

C’era una volta due fiammiferi, diciamo anche due bei fiammiferi!
Un giorno, in una famosa discoteca di Milano si conobbero, ma i tempi non erano quelli giusti e non ci fu il tempo neanche di una sfregatina...
Un anno dopo si ritrovarono in un’altra famosa discoteca di Milano; questa volta era il momento giusto. Bastò una sfregata e la fiamma subito si accese, e dopo pochi mesi già vivevano assieme. Rinforzati dal calore di quella fiamma intorno a loro tutto cambiava e gli altri li ammiravano e magari, un pochino, li invidiavano...
Purtroppo al calore di quella fiamma ci si affeziona, e la crisi fu forte quando la fiamma, che all’inizio scoppiettava allegramente aiutata da quella capocchia scintillante, prese a bruciare il legno, con quell’odore più dolce e un colore più tenue...
Il desiderio di risentire quella fiamma frizzante era forte e così si allontanarono e si lasciarono...
Provarono la solitudine e poi nuove compagnie, frequentarono altri posti con qualche piccolo risultato, ma ancora bramosi di sentire quel calore...
Tentarono di riavvicinarsi, ma mai troppo vicini; l’idea che da qualche parte nel mondo potesse nascondersi qualcuno che poteva riaccendere quella fiamma li rendeva insicuri e instabili.
Ma il destino più di una volta li fece incontrare e poi un giorno si accorsero che quelle fiammelle, che da sole non erano capaci di brillare a sufficienza, se si mettevano vicini vicini si univano e insieme potevano sentire ancora caldo, e più si avvicinavano più la loro fiamma scaldava... E così passò il tempo...
E oggi, dopo sei anni, quelle fiamme ancora brillano e scaldano, e sperano ardentemente, di restare unite, fino a quando l’ultimo brandello di legno non sarà arso e non potranno far altro che spegnersi... E così vissero felici e contenti...Forèver èn èver

Dedicata al mio amore e a tutte le capocchie che decidono di bruciare in fretta, con l’augurio che non si spengano mai...

Dedicata a quella saccente di M. che della vita non ha capito un cazzo!

17.11.2007




...e così succede che tra una cena e l’altra, un po' in sordina, quasi senza volersi far sentire, arriva il giorno del nostro sesto anniversario...

Buon Anniversario, amore mio...

venerdì 16 novembre 2007

Non vedo l'ora sia lunedì!

La cena di ieri è stata un lampo. Due chiacchiere prima, una bella mangiata durante (bravo amore! Da scoprire come insaporire ste merde di zucche che abbiamo qui, ma bravo!), musichetta di sottofondo e ancora due chiacchiere, poi tutti fuori dalle balle.
Il suo capo in realtà già sapeva. Non c’è stato bisogno di fare alcuna presentazione nè di biascicare alcun discorso. Ne abbiamo dedotto (però, che geni né?!) che la collega, essendo anche amica del capo stesso, lo avesse già preparato.
Insomma, abbiamo entrambi vissuto un’intera giornata di ansia per un cazzo. Come al solito.

Quest’ultimo periodo di lavoro nella futura ex azienda mi sta regalando un sacco di emozioni:
1. Innanzitutto non mi lasceranno fuggire prima. Ieri mi hanno ufficializzato che potrò andarmene solo ed esclusivamente al termine del periodo di preavviso (“sai, il tuo lavoro è particolare, qui non c’è nessuno in grado di sostituirti, adesso noi come facciamo”, gnà gnà gnà...). Questo significa che devo stare qui ancora tre mesi (ma che grandissimi stronzi che siete) ed io, in cuor mio, spero vivamente che la futura nuova azienda decida di pagare la penale. Cosicché io possa lasciarvi nella merda da un giorno con l’altro.
2. Il mio capo si è preso una sbandata per la mia collega, la rompicoglioni della gastritella (per inciso, lui è sposato con prole, lei è zitella).
Ora. Lui non è certamente un tocco di figo, ma lei – a parer mio – è davvero cessa. Eppure noto che l’uomo etero medio la punta volentieri. Quindi è vero che tira di più un pelo di f... vabbè.
Il fatto me lo ha raccontato lei quasi in lacrime poiché
- a lei lui è piaciuto da subito, dal primo giorno in cui è arrivato qui
- lui le ha confessato questa cosa di punto in bianco, senza premesse né fronzoli, senza avergliene mai accennato prima, cogliendola di sorpresa
- lui le ha confessato questa cosa dicendole “ti sto dicendo tutto questo perché da oggi, per superare questa mia crisi, non ti degnerò più di uno sguardo e non ti rivolgerò mai più la parola”

Io non vedo l'ora che sia lunedì per vedere cosa succede di nuovo!

giovedì 15 novembre 2007

Inizia la 96 ore...

Parte, da stasera, la super maratona cibaiola di Pietro e Fabio. Il programma della manifestazione prevede:
- stasera, cena a casa con ospiti assortiti
- venerdì sera, cena a casa con coppia di amici
- sabato, pranzo dai miei
e, verosimilmente,
- domenica, pranzo dai genitori di Pietro

Tenete presente che:
- mia mamma non cucina più da secoli perché mio papà è più bravo
- mio papà deve aver sofferto tremendamente la fame in gioventù e quindi cucina sempre dalle 16 alle 25 portate, con porzioni tali da far impallidire i cuochi della mensa della carità di Milano
- la mamma di Pietro è pugliese e, come tradizione vuole, l’ospite non deve alzarsi da tavola se non sta rantolando con la schiuma alla bocca per la quantità di cibo (talmente buono da risultare impossibile dire di no!) ingurgitato

A parte quel fastidioso senso di colpa che scaturisce anche solo all’idea di mangiare così tanto, senza sosta, per i prossimi quattro giorni, senso di colpa che peraltro abbiamo astutamente e abilmente imparato a gestire e a ricacciare indietro, c’è una cosa per cui davvero non riesco a farmene una ragione, a darmi pace: la cena di stasera – quella degli ospiti vari – in realtà è una cena con una collega e il capo di Pietro. Ovvero, Pietro ha improvvisamente deciso di fare coming out!
Già mi immagino la scena:
“Ciao capo, entra, entra pure... dunque, questa è la sala, questa qui è la camera da letto, qui c’è la cucina... e lui? ah si, lui è il mio compagno. Perchè? Oddio, non avrai mica creduto che io sia uno sventrapapere! No, no, per l'amor del cielo...

Sai che c'è amore? C'è che ti ammiro davvero tanto.

mercoledì 31 ottobre 2007

Come on baby light my fire

E così scese la sera su una giornata lunga e stancante.
Salii in macchina, esausto; le lenti a contatto che cominciavano a bruciare, le spalle indolenzite, la pioggerellina, il movimento ipnotico dei tergicristalli, la coda interminabile e le luci rosse, i pensieri.

Però poi arrivare a casa. E trovarti già lì, che mi aspetti.
E vedere che hai già preparato tutto. Quindi sedersi sui nostri sgabelloni rossi, sotto la luce soffusa del lampadario, darsi il bacino del buon appetito, guardarsi, sorridere, chiacchierare.
Fottersene bellamente della dieta e accoccolarsi sul divano con la ciotola di crema della Centrale in grembo. Assaporarne il gusto, riscaldati dal nostro abbraccio e dal crepitio della legna che brucia nel caminetto...


No dai, basta. Troppo sdolcinato. Troppo baita di montagna. Manca giusto la pelle d’orso e siamo a posto.


Però ti amo, amore. Mi sembra di non dirtelo mai abbastanza.

martedì 23 ottobre 2007

Dell'Inquisitore e di altre amenità...

Ora che tutto comincia a sistemarsi, posso provare a rilassarmi e a raccontare.
Perché essere emotivi è bello, ma solo quando questo fa sì che io passi le ore a piangere davanti ad una scena meravigliosamente commovente, come quella in cui Anton Ego viene fatto tornare bambinetto piagnucolante per le ginocchia sbucciate e viene quindi coccolato dalla sua dolce mammina con una squisita ratatouille.
Quando invece si tratta di cose serie, di fatti della vita che vanno affrontati e gestiti, l’essere emotivo - ovvero il non essere in grado di far fronte alla massiccia dose di stress, di ansia, di agitazione – di certo non mi aiuta ad affrontare le giornate. E passare tre settimane con un torcicollo pressoché continuo, isterico, intoccabile, inguardabile, con tutti i nervi affioranti, le unghie pronte a schizzare fuori per massacrare il primo malcapitato, non è certo cosa salutare…
Per fortuna, ogni tanto, le cose tornano a mettersi bene ed io posso finalmente tirare un bel sospiro di sollievo.
Le cose dunque stettero così, e adesso addirittura riesco a concedermi il piacere di scherzarci sopra:

  1. Papà, almeno per ora, non dovrà più farsi operare alla prostata ma proverà prima una qualche cura super chimica. Probabilmente il tumore alla prostata gli verrà per via di questa cura, ma almeno per ora non ci pensiamo
  2. Mamma non ha un tumore al seno e quindi – viva iddio! – nessuno le asporterà le bocce. Io e mia sorella comunque l’abbiamo già rassicurata: nella peggiore delle ipotesi, quelle nuove gliele regaliamo noi, una per Natale e una per il compleanno
  3. Mia sorella è di nuovo incinta. Visto che la prima gravidanza se l’è passata senza alcun problema ed ha sfornato un bel maschietto, e visto che adesso invece sta vomitando da più di tre mesi, noi tutti speriamo che questa volta ci regali una dolce femminuccia
  4. L’inquisitore, alla fin fine, si è fatto risentire per fissare l’ultimo e decisivo appuntamento (cioè quello della proposta economica). E ciò significa che se non succedono cataclismi dell’ultima ora, se non mi faranno brutti scherzi, a breve potrei ritrovarmi a lavorare per un’altra azienda. Ah, dimenticavo: l’ipotetico nuovo lavoro dista 2,4km da casa. Cioè, non so se mi spiego…

mercoledì 13 giugno 2007

Ecco...

...chissà se entro 15 anni potrò sposarmi anch'io...

venerdì 4 maggio 2007

Families Night

Nonostante questo blog sia visitato da 2-3 persone al mese, abbiamo deciso lo stesso di pubblicizzare questa iniziativa.

lunedì 23 aprile 2007

Cazzarola, il 12 maggio!

Ho testè realizzato che compirò gli anni lo stesso giorno che qualcuno ha voluto intitolare al Family Day.

E’ un motivo sufficientemente valido per chiedere un trasferimento del mio compleanno?

Nel frattempo il Patato è nelle casa nuova assieme al geometra per le misure della cucina. E continuiamo a sognare...

lunedì 12 marzo 2007

Noi c'eravamo...

Bla… bla… bla… bla…
E ancora
Bla… bla… bla… bla…
Tante belle parole, un colpo da prima donna di quella scema di Cecchi Paone, un tripudio quando parla – mi è sfuggito il nome – il prete che già benedice le coppie omosessuali.
E va benissimo così. Era solo importante esserci. A prescindere.
Noi eravamo sotto la telecamera della Rai posizionata sul camioncino, in fondo alla piazza.
Lì almeno potevamo fumare senza rompere troppo i coglioni.
E conoscere e scambiare quattro battute con loro senza dover urlare troppo.

P.S.: a te, intervistatrice col cappellino rosso a tesa larga, chiedo cortesemente se la prossima volta puoi evitare di farmi domande a bruciapelo, di evitare di prendermi in contropiede, di farmi un’unica domanda mettendomi il microfono sotto il naso e la telecamerina in faccia. Proprio a me che sono un emotivo e che per certe cose mi devo preparare giorni prima! Grazie.
E comunque la risposta che ti ho dato non sarà stato un concentrato di saggezza ma per me vale molto!

lunedì 12 febbraio 2007

Ma DiCo… scherziamo?

Una prima lettura degli articoli previsti dal ddl sulle coppie di fatto mi aveva convinto che tutto sommato poteva anche andare bene così. Sapete com’è, piötost che negot, l’è mèi piötost*! . Mi ero anche lasciato incantare da un discorso fatto dalla Bindi ad un Primo Piano di qualche giorno fa in cui diceva che finalmente è stata creata la locomotiva a cui, successivamente e pian pianino, potrebbero venir aggiunti tutti i vagoni necessari.
Poi ho letto e riletto le varie pagine dei quotidiani e dei vari blog che frequento, ho analizzato i vari punti di vista e adesso… adesso mi ritrovo che non so più cosa pensare… Mi sento affranto. E deluso.
Che sensazione orrenda, quella di ritrovarmi a gioire per un minuscolo quanto inutile “passettino in avanti”. Un primo blando tentativo di non so più bene cosa accompagnato innanzitutto dalla consapevolezza che questo straccio di ddl non passerà in Parlamento, e poi dalla certezza di essere pure stato preso per il culo.
L’ennesima situazione che mi aiuta a capire che l’Italia dei politici non è né laica né europea.
Ma io, adesso, cosa dovrei fare? Voglio dire, ipotizzando pure che questo aborto di ddl vada in porto, che questa pseudo legge pro coppie di fatto venga approvata, io, che cosa dovrei fare?
Dovrei forse fare finta di niente, sfoggiare il mio miglior sorriso e presentarmi all’anagrafe col mio compagno chiedendo all’impiegato di turno di mandargli un telegramma a casa nostra? O dovrei invece – forse più saggiamente e più coraggiosamente – smettere di lasciare che qualcuno si arrocchi il diritto di decidere al posto mio o, peggio, di decidere che la mia famiglia non è come quella formatasi grazie al “sacro vincolo del matrimonio”, salvo poi stabilire che io non mi posso sposare? Mi dovrò rallegrare per questo primo importantissimo passo verso la civiltà o dovrò tirare fuori i coglioni e boicottare questa assurda farsa?
Sarò anche un perenne ingenuo ma giuro che speravo in una botta di coraggio in più da parte dei politici che ho votato. Speravo che questo governo trovasse finalmente la forza e la solidità per scrollarsi di dosso il peso soffocante di certe assurde, inverosimili e surreali minacce. E speravo anche che la destra la smettesse di giocare sui diritti degli altri e si facesse per un attimo seria (in un’intervista rilasciata a non ricordo più quale tg ho sentito la Prestigiacomo dire che siccome la sinistra ha fatto tutto da sola senza chiedere il loro parere, allora avrebbero votato contro! Ma che, stiamo scherzando?! Ma sono frasi da politico serio, queste? Tutta questa faccenda, è una roba seria?).
Capisco il punto di vista di Anelli di Fumo, quando parla di diritti per le coppie etero. Ma noi? No, no, no, l'incazzatura di fronte a questa cosa è talmente grande che io per ora ho solo deciso che non voterò mai più in vita mia, tanto non serve a niente…
* piuttosto che niente è meglio piuttosto.

venerdì 17 novembre 2006

Il tempo vola...

D’accordo, d’accordo. E’ venerdì 17.
D’accordo, è pure una giornata grigia, uggiosa, piovigginosa.
Ma chi se ne frega. Fa niente.

Mi ci ero costretto, quella sera, ad uscire con Marta Flavi & Co. Perché non sono un amante delle discoteche, ma piuttosto che starmene in casa ad annoiarmi quel sabato sera decisi che il caos, la folla, il pigia-pigia di una discoteca potevano andar bene lo stesso. Quando chiesi a Marta chi ci avrebbe raggiunto, trasalii nel sentire anche il tuo nome. E scoprivo in quello stesso istante che, nonostante tu mi avessi rifiutato esattamente un anno prima – perché eri ancora fidanzato! – l’emozione nei tuoi confronti non era sparita.
Piazzale Loreto, tarda serata. Le luci arancioni dei potenti lampioni si fondono con quelle bianche e rosse delle auto di passaggio. Arrivate. Il cuore sussulta e noi due ci guardiamo attraverso i vetri dei sedili posteriori. Ci salutiamo sorridendo. Ma allora nemmeno tu mi hai scordato. E non sei più fidanzato…
Usciremo dal Binario qualche ora più tardi. Stanchi si, ma praticamente già sposati.

Da quel sabato sono passati cinque anni.

Buon anniversario, amore mio.
A stasera…

lunedì 30 ottobre 2006

Insieme

Porco cane, non ho dormito niente... Faccio una doccia, mi faccio la barba... “Amore sei tu o uno spirito?!!? Già in piedi? Ma cosa può fare l’agitazione!”
“ Dai amore smettila col profumo! Non dobbiamo andare a battere cazzo! Ma c’hai su di nuovo le mie scarpe? E quello è il mio maglione preferito... Non me lo rovinare ti prego ! “
“Seguimi! Ho il Tom Tom così non rischiamo di perderci non possiamo proprio permetterci di arrivare tardi...”
“Tangenziale di merda! Guarda quel pirla sulla corsia di emergenza, ha preso una buca! Ti sta bene stronzo! Mamma come sono teso...”
Colazione: cornetto al cioccolato mandato giù senza masticalo e caffè bevuto rovente; i miei sensi sono totalmente offuscati, non sento calore né sapore.
Non sappiamo neanche a che ora aprono... e se c’è già lì fuori qualcuno che aspetta proprio per lei? Ma no dai! Mica siamo al mercato... Però... Ho paura!
Apre alle nove. E sicuramente arriveranno in ritardo...
Sono le otto. Ci sta un’altro caffè, al baretto lì in fondo... così intanto passa un po’ il tempo. In due minuti siamo di ritorno. E ora? Mancano 58 minuti...
Sigaretta, qualche frase buttata lì senza senso, ansia, silenzio...
Pensare che avevamo detto di prendercela comoda, che non c’era problema!
Eccolo! Momenti ci facciamo investire nell’attraversare la strada. Gli blocchiamo la porta che sta per richiudersi alle spalle. Lo sguardo è perso, non capisce, starà pensando a cosa ci facciamo in ufficio a quest’ora! I nostri occhi probabilmente tradiscono il nervosismo, cerchiamo di scorgere nei suoi un cenno, cerchiamo di capire se siamo in tempo. Evita lo sguardo, tira fuori delle carte, apre le finestre...
“Prende tempo amore, qualcosa non va’ quella puttana della sua amica che l’ha vista prima di noi forse lo ha chiamato di domenica e gli ha chiesto di tenerla via! Bastarda! Devi morire vergine!
Si gira, gli atteggiamenti non sono proprio maschili ( sarà mica della famiglia?)
“ Siete qui per ...”
“Si!”(cazzo è ovvio mica veniamo qui per invitarti al Bar a prendere un caffè! Come sono teso...) “
Lui sorride ( in fin dei conti sembra simpatico ) “ Bene, sono contento che vi sia piaciuta, venite pure, ci accomodiamo nell’ufficio di dietro così siamo tranquilli”.
Le poltrone sono di legno pregiato e un bellissimo quadro in una elegante cornice orientale ci guarda dalla parete di fianco, scrivania in legno , ambiente rilassato...



Sono in ritardo, ci siamo dati un bacio veloce davanti all’auto, e adesso devo correre a lavoro, il sole in faccia mi costringe a corrucciare la fronte, ma non è solo il sole, è che l’emozione ora si libera e la tensione comincia a sciogliersi...
Tocco con la mano la cartellina sul sedile di fianco, qui dentro c’è la realizzazione di uno dei sogni della mia vita... Qui dentro c’è il più bel gesto che potevamo fare nei confronti della nostra coppia...
Il foglio con il nome dell’agenzia immobiliare sporge da sotto e si intravedono due firme tremolanti, quelle dei patati emozionati che hanno comprato casa assieme...
Mi viene da piangere di nuovo...